La misura corretta del debito pubblico

L’attuale sistema dei conti nazionali (Sec2010), pone il conto patrimoniale a
completamento della sequenza dei conti per settore che descrivono in maniera sistematica  i diversi stadi del processo economico: produzione, generazione, distribuzione, redistribuzione e utilizzazione del reddito nonché accumulazione finanziaria e non finanziaria.

L’analisi macroeconomica è incentrata sui flussi di produzione e di reddito e mette al centro del sistema il Pil, ovvero il valore della produzione annuale. Non meno interessante anche sotto il profilo della sostenibilità del debito pubblico è, però, il concetto di ricchezza nazionale (stock), che si ottiene come saldo tra le attività e le passività del conto patrimoniale.

Partendo dalle consistenze iniziali (conto di apertura) e tenendo conto delle operazioni effettuate durante un periodo contabile, nonché delle variazioni di volume e delle rivalutazioni, si giunge alle consistenze di fine periodo: un vero e proprio ‘stato patrimoniale’, il cui saldo tra attività e passività rappresenta il patrimonio netto dell’economia.

Le attività possono essere di due tipi (non finanziarie e finanziarie), mentre le passività sono solo a carattere finanziario.

Le attività non finanziarie sono suddivise in:

prodotte

  • capitale fisso (fabbricati residenziali e non, impianti e macchinari, armamenti, risorse biologiche coltivate, prodotti della proprietà intellettuale);
  • scorte;
  • oggetti di valore;

e ‘non prodotte

  • terreni;
  • contratti, locazioni e licenze;
  • acquisti meno vendite di avviamento e attività di marketing.

La valutazione dello stock di attività non finanziarie da parte degli Istituti nazionali di statistica non è agevole ed è per questo che il processo è tutt’altro che concluso. Come emerge dalla banca dati Eurostat, in alcuni Paesi dell’Unione europea il quadro è incompleto (in Italia, per carenza di informazioni mancano ad esempio le stime per opere di ingegneria civile, monumenti, scorte delle imprese e oggetti di valore), in altri non è stata ancora prodotta una stima (su tutti la Spagna), e – in altri ancora – le stime non sono aggiornate (Paesi Bassi). Solo la Francia offre al momento un quadro completo del conto patrimoniale.

Lo stock di attività e passività finanziarie – la cui valutazione è affidata alla Banca centrale –  si articola nei diversi strumenti finanziari:

  • Oro monetario e diritti speciali di prelievo;
  • Biglietti, monete e depositi;
  • Titoli di credito; Prestiti;
  • Partecipazioni e quote di fondi di investimento;
  • Assicurazioni, pensioni e garanzie standard;
  • Strumenti finanziari derivati;
  • Altri conti.

Il saldo delle attività e passività finanziarie dei residenti nei confronti dei non residenti è denominato posizione patrimoniale sull’estero ed è un valore caratteristico della bilancia dei pagamenti.

Pur tenendo in considerazione le limitazioni attuali legate alla parziale compilazione dei conti, può essere utile iniziare a comprendere la portata informativa aggiuntiva del conto patrimoniale  in materia di sostenibilità del debito pubblico.

L’attenzione della Commissione Europea si è sempre focalizzata sul tema del rispetto della regola del debito, che prevede un graduale e costante avvicinamento verso il livello del 60% del Pil, obiettivo eventualmente da raggiungere secondo la Commissione, insieme a quello del pareggio strutturale di bilancio.

In realtà, il debito pubblico di un paese dovrebbe essere invece rapportato anche ad un indicatore più coerente per determinarne la solvibilità, ossia al patrimonio netto del totale dell’economia (ricchezza o patrimonio nazionale), saldo contabile particolarmente importante che di per sé costituisce un parametro significativo della performance economica.

Altri indicatori significativi possono essere elaborati dal conto patrimoniale come ad esempio l’entità dei fondi propri dei settori e sotto settori istituzionali residenti.

Il conto permette di identificare il Paese più ‘ricco’ dell’Unione europea, che è la Germania con oltre 15 mila miliardi di euro di patrimonio netto. A seguire la Francia (14 mila miliardi), il Regno Unito (quasi 12 mila) e al quarto posto l’Italia con più di 9 mila miliardi di euro.

Le posizioni cambiano se si considera il patrimonio netto pro capite: con 222 mila euro diventano primi gli olandesi, seguiti dai francesi con 210 mila euro e dai tedeschi con 189 mila euro.

Nella composizione del patrimonio netto le attività non finanziarie prevalgono nettamente su quelle finanziarie, fatta eccezione per il Lussemburgo che si conferma ‘paradiso fiscale’ europeo con un volume di attività e di passività finanziarie per oltre 11 mila miliardi di euro, a fronte di appena 115 miliardi di attività non finanziarie.

Considerando la posizione patrimoniale sull’estero (saldo tra attività e passività finanziarie) i Paesi creditori sono solo la Germania (1.500 miliardi di euro) e i Paesi Bassi (519 miliardi). Particolarmente esposti verso il resto del mondo sono la Grecia (-244 miliardi di euro), l’Italia (-197 miliardi) e il Portogallo (-196 miliardi). L’analisi per strumenti finanziari mostra, ad esempio, che l’Italia è fortemente debitrice per 480 miliardi di euro in titoli di debito e 400 miliardi in valute e depositi[1], mentre risulta un saldo positivo di quasi 600 miliardi in quote di fondi di investimento e 100 miliardi in azioni.

La disponibilità del conto patrimoniale consente anche di riconsiderare il debito pubblico o l’ammontare delle passività finanziarie della pubblica amministrazione in termini relativi. Se oggi si utilizza in prevalenza il rapporto debito/Pil, che è spurio in quanto confronta uno stock e un flusso, potrebbe risultare utile considerare il rapporto esistente tra debito pubblico e patrimonio netto. Per quest’ultimo indicatore i valori più bassi si registrano nei Paesi Bassi (14%) e in Germania (15,4%) mentre l’Italia è al 24%.  Se però si considerano tutte le passività della Pa (inclusi i derivati valutati al fair value) il rapporto sale al 28,6%.

In altri termini, il debito pubblico in Italia è circa un quarto della ricchezza posseduta (peraltro con una stima delle attività non finanziarie ancora incompleta), cosa ben diversa rispetto al 132% in rapporto al Pil.

Tavola 1 – Conto patrimoniale e indicatori per i principali Paesi dell’Unione europea – Anno 2016(*) (milioni di euro)

Fonte: elaborazioni su dati Eurostat – (*) Paesi Bassi: attività non finanziarie 2015; Portogallo e Grecia: attività e passività finanziarie 2015

 

Ad oggi non è stato finora prodotto ufficialmente il conto patrimoniale nonostante sia previsto dal regolamento SEC 2010[2], forse in attesa di un quadro più completo per tutti i Paesi europei.

Questo schema rappresenta un primo prototipo di conto patrimoniale, ottenuto mettendo insieme le statistiche sulle attività non finanziarie e i conti finanziari (attività e passività) diffusi dall’Eurostat.

Note:
[1] Le società finanziarie sono il settore maggiormente esposto.
[2] Regolamento UE n° 549/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013 relativo al sistema europeo di conti nazionali e regionali nell’Unione europea

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Germania batte Italia – Quantitative Easing

I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni ma l’Europa disegnata ai quei tempi ha accresciuto la crisi dei paesi che ne hanno fatto parte. Mettendo insieme paesi con differenziali di crescita e di produttività diversi, con i quali si pensava si sarebbero aggiustati tramite le fluttuazioni dei tassi di cambio, ha costretto i membri dell’Eurozona a giungere all’equilibrio con più disoccupazione e tagli alla spesa pubblica.

I paesi dell’Euro sono stati impegnati, nel corso di questi anni, a rispettare il Patto di stabilità e crescita inseguendo un rapporto deficit/PIL inferiore al 3% e un rapporto debito/PIL che non superasse il 60%, senza preoccuparsi eccessivamente se ciò avesse comportato maggiori squilibri tra paesi. Continua a leggere

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Il debito della Regione Lazio e i suoi interessi

La Regione Lazio da anni è stata gestita senza avere una visione di crescita strutturale per il benessere dei suoi cittadini. Uno degli indicatori chiave che dimostra questo malessere è la composizione del debito cresciuta in maniera costante nel corso degli anni, ma in misura crescente a partire dal 2007 (+163% figura 1) quando cioè il “buco” sanitario è iniziato ad emergere in tutta la sua gravità[1]. Questa eredità, che ci costa milioni e milioni di euro di interessi passivi  è la chiave di lettura da cui si deve partire per un cambiamento serio nella gestione politica e amministrativa di questa Regione.

La Regione Lazio ha sottoscritto il Piano di Rientro dal debito del disavanzo sanitario in data 28 febbraio 2007. A luglio del 2008, sussistendone le condizioni previste dalla richiamata normativa, la Regione Lazio è stata commissariata in ambito sanitario. Persistendo un disavanzo di esercizio consolidato del servizio sanitario per la Regione Lazio, è prevista l’applicazione in automatico, e per tutta la durata del Piano di Rientro (Rendiconto 2016), delle aliquote massime di riferimento per l’IRAP (interamente collegata alla sanità) e l’addizionale IRPEF (collegata anche al ripiano in 30 anni dell’anticipazione statale da 10 miliardi ricevuta dal Lazio nel 2013 per pagare i vecchi debiti commerciali). CHE SIGNIFICA? CHE I CITTADINI LAZIALI CON IL PROPRIO REDDITO E LE IMPRESE LAZIALI CON IL PROPRIO FATTURATO PAGANO E PAGHERANNO IL DEBITO CONTRATTO.

Nella figura seguente è evidenziato lo stock del debito della Regione Lazio alla data del 31 dicembre 2016.

Fonte: elaborazione dati sui rendiconti della Regione Lazio, anni vari.

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Il debito pubblico ereditato e una regola impopolare da rispettare

“L’art. 16 del Fiscal Compact (o Patto intergovernativo di bilancio europeo) stabilisce che entro cinque anni dalla sua entrata in vigore (ovvero entro il 1° gennaio 2018), sulla base di una valutazione della sua attuazione, i 25 Paesi Europei firmatari – tra cui l’Italia – siano tenuti a fare i passi necessari per incorporarne le norme nella cornice giuridica dei Trattati Europei”.

Come superiamo il patto intergovernativo se nessuno parla dei suoi effetti? Se l’Italia, per ridurre il debito pubblico, nella prossima legge di bilancio statale per il triennio 2018-2020 dovesse prevedere una contrazione della spesa pubblica di più di 50 miliardi (quasi il 7% delle uscite) quali effetti sociali potrebbe provocare una tale manovra restrittiva? Ormai l’attenzione della Commissione Europea si è focalizzata sul tema del rispetto della regola del debito, che prevede un graduale e costante avvicinamento verso il livello del 60% del Pil, obiettivo eventualmente da raggiungere secondo la Commissione, insieme a quello del pareggio strutturale di bilancio, anche reintroducendo la tassazione sulla prima casa.

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La regola flessibile del debito pubblico

Pubblicato su lavoce.infologo

 

La recente riforma costituzionale ha sancito l’equilibrio del bilancio strutturale e la sostenibilità del debito pubblico, vincolando la politica economica del governo ai patti di stabilità europei. Tra le nuove regole europee [1] è stato introdotto un indicatore più restrittivo per il rapporto debito/pil; tale indicatore evidenzia la principale criticità dei conti pubblici italiani. Continua a leggere

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Quali tasse per la crescita economica?

tasse

Pubblicato sul fatto quotidiano.it * citato da Peter Gomez

Premesso che come cita l’articolo 53 della costituzione italiana “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Il concetto è abbastanza chiaro – tutti i cittadini devono pagare le tasse,- lo Stato avrà solo il compito di regolamentare in modo proporzionale alle singole possibilità dei cittadini[1]. Continua a leggere

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I voti per i politici ma gli interessi per i cittadini

a cura di Monica Montella[1]

 Le autorità monetarie e le istituzioni finanziarie forniscono all’economia un preciso stock di moneta ogni anno. Il prezzo che si sostiene per l’uso del denaro in un certo periodo di tempo è il tasso di interesse reale[2] che equivale al prezzo che si paga per ricevere un prestito. In pratica nella nostra epoca un paese spende prima di aver incassato le imposte o di aver emesso titoli del debito pubblico, indebitandosi con le banche.

La domanda di moneta negli ultimi anni è cresciuta per effetto dell’attività finanziaria strumentalizzata dagli speculatori perché associata all’insolvenza di un paese, questo meccanismo ha provocato un aumento del debito pubblico a dismisura in alcuni paesi europei. “L’ Italia ha sempre pagato in rapporto al PIL interessi sul debito pubblico molto elevati”[3]. Continua a leggere

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Perchè è importante il Piano Integrato dei Conti

Prima della riforma dei sistemi contabili esisteva una ampia frammentazione normativa. L’assenza di un sistema integrato di rappresentazione contabile pubblico ha causato negli scorsi anni  inevitabili errori contabili frutto di prassi errate, che hanno ridotto la trasparenza e la leggibilità dei bilanci pubblici.Risultati immagini per Piano Integrato dei Conti
Il conto della PA, monitorato dalla UE ai fini della Procedura per i disavanzi eccessivi – PDE – (3% per il rapporto deficit/PIL) è il frutto dell’aggregazione dei bilanci di tutte le amministrazioni pubbliche. Fino ad oggi abbiamo avuto un sistema di struttura classificatorio e di definizione nei bilanci diverso tra i vari enti territoriali impedendo la comparabilità dei sistemi contabili. “Attualmente purtroppo si fa un lavoro di riconcilazione ex post dei dati contabili di finanza pubblica limitando di fatto la trasparenza delle elaborazioni. Se quindi si sono potuti verificare errori nel calcolo del bilancio pubblico questi si sono riflessi inevitabilmente nel conto della PA. Continua a leggere

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Previsioni del MEF: dalla fantasia del tendenziale al libro delle favole del programmatico

articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it 

Gli interventi previsti nella Legge di Stabilità sono utili a chiarire i contenuti della Nota di aggiornamento al Def  presentata lo scorso primo ottobre e rettificata con la Relazione di variazione del 28 ottobre.

Gli scenari presentati nel documento sono distinti tra il quadro tendenziale, che incorpora le previsioni di finanza pubblica a legislazione vigente, e quello programmatico, che sconta gli effetti delle misure di finanza pubblica che il Governo intende adottare con il disegno di legge di stabilità. Il 2014, che è risultato peggiore delle aspettative, dovrebbe chiudersi, salvo revisioni, con una diminuzione del Pil reale dello 0,3% (terzo anno consecutivo con il segno negativo), un rapporto deficit/Pil al -3% e il debito/Pil al 131,7% . Continua a leggere

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Gli swap escono dal deficit e salvano l’ITALIA

logo swappubblicato su Molto si è detto sul miglioramento dei conti pubblici per effetto della rivalutazione del PIL  (investimenti in ricerca e sviluppo, economia illegale ecc.) poco si è parlato, però della contestuale riduzione della spesa per interessi, dovuta in gran parte all’esclusione dei contratti di swap e di forward rate agreement (FRA), e del suo impatto sul calcolo dell’indebitamento netto.

Secondo il Sec 2010i flussi monetari derivanti da operazioni di swap di qualunque tipo non sono considerati interessi da registrare come redditi da capitale, bensì sono registrati nel conto finanziario come operazioni inerenti a strumenti finanziari derivati”. Lo stesso discorso vale per i Forward Rate Agreement.
Anche la precedente versione dei conti nazionali (SEC1995), prevedeva lo stesso trattamento per i contratti swap. Però, con il Regolamento CE 2558/2001 era stata aggiunta una specifica Definizione del disavanzo pubblico ai fini della procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) che prevedeva l’inclusione dei flussi di pagamento di interessi risultanti da contratti di swap e di forward rate agreement. Continua a leggere

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