Squilibri europei e indicatori statistici: una proposta di integrazione

Il Conto patrimoniale[1] è un documento che evidenzia il valore di stock riconosciuto delle attività e delle passività assunte dai settori istituzionali, il cui saldo rappresenta la ricchezza di una economia. All’interno del Conto patrimoniale, le statistiche che riportano in termini di consistenze le attività e le passività finanziarie dei settori istituzionali di un Paese (imprese, società finanziarie, pubblica amministrazione, famiglie e istituzioni non profit) sono i Conti finanziari[2], che possono essere utilizzati per integrare il set di indicatori necessari per l’analisi macroeconomica. Continua a leggere

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La misura corretta del debito pubblico

L’attuale sistema dei conti nazionali (Sec2010), pone il conto patrimoniale a
completamento della sequenza dei conti per settore che descrivono in maniera sistematica  i diversi stadi del processo economico: produzione, generazione, distribuzione, redistribuzione e utilizzazione del reddito nonché accumulazione finanziaria e non finanziaria. Continua a leggere

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Germania batte Italia – Quantitative Easing

I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni ma l’Europa disegnata ai quei tempi ha accresciuto la crisi dei paesi che ne hanno fatto parte. Mettendo insieme paesi con differenziali di crescita e di produttività diversi, con i quali si pensava si sarebbero aggiustati tramite le fluttuazioni dei tassi di cambio, ha costretto i membri dell’Eurozona a giungere all’equilibrio con più disoccupazione e tagli alla spesa pubblica.

I paesi dell’Euro sono stati impegnati, nel corso di questi anni, a rispettare il Patto di stabilità e crescita inseguendo un rapporto deficit/PIL inferiore al 3% e un rapporto debito/PIL che non superasse il 60%, senza preoccuparsi eccessivamente se ciò avesse comportato maggiori squilibri tra paesi. Continua a leggere

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Il debito della Regione Lazio e i suoi interessi

La Regione Lazio da anni è stata gestita senza avere una visione di crescita strutturale per il benessere dei suoi cittadini. Uno degli indicatori chiave che dimostra questo malessere è la composizione del debito cresciuta in maniera costante nel corso degli anni, ma in misura crescente a partire dal 2007 (+163% figura 1) quando cioè il “buco” sanitario è iniziato ad emergere in tutta la sua gravità[1]. Questa eredità, che ci costa milioni e milioni di euro di interessi passivi  è la chiave di lettura da cui si deve partire per un cambiamento serio nella gestione politica e amministrativa di questa Regione.

La Regione Lazio ha sottoscritto il Piano di Rientro dal debito del disavanzo sanitario in data 28 febbraio 2007. A luglio del 2008, sussistendone le condizioni previste dalla richiamata normativa, la Regione Lazio è stata commissariata in ambito sanitario. Persistendo un disavanzo di esercizio consolidato del servizio sanitario per la Regione Lazio, è prevista l’applicazione in automatico, e per tutta la durata del Piano di Rientro (Rendiconto 2016), delle aliquote massime di riferimento per l’IRAP (interamente collegata alla sanità) e l’addizionale IRPEF (collegata anche al ripiano in 30 anni dell’anticipazione statale da 10 miliardi ricevuta dal Lazio nel 2013 per pagare i vecchi debiti commerciali). CHE SIGNIFICA? CHE I CITTADINI LAZIALI CON IL PROPRIO REDDITO E LE IMPRESE LAZIALI CON IL PROPRIO FATTURATO PAGANO E PAGHERANNO IL DEBITO CONTRATTO.

Nella figura seguente è evidenziato lo stock del debito della Regione Lazio alla data del 31 dicembre 2016.

Fonte: elaborazione dati sui rendiconti della Regione Lazio, anni vari.

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Il debito pubblico ereditato e una regola impopolare da rispettare

“L’art. 16 del Fiscal Compact (o Patto intergovernativo di bilancio europeo) stabilisce che entro cinque anni dalla sua entrata in vigore (ovvero entro il 1° gennaio 2018), sulla base di una valutazione della sua attuazione, i 25 Paesi Europei firmatari – tra cui l’Italia – siano tenuti a fare i passi necessari per incorporarne le norme nella cornice giuridica dei Trattati Europei”.

Come superiamo il patto intergovernativo se nessuno parla dei suoi effetti? Se l’Italia, per ridurre il debito pubblico, nella prossima legge di bilancio statale per il triennio 2018-2020 dovesse prevedere una contrazione della spesa pubblica di più di 50 miliardi (quasi il 7% delle uscite) quali effetti sociali potrebbe provocare una tale manovra restrittiva? Ormai l’attenzione della Commissione Europea si è focalizzata sul tema del rispetto della regola del debito, che prevede un graduale e costante avvicinamento verso il livello del 60% del Pil, obiettivo eventualmente da raggiungere secondo la Commissione, insieme a quello del pareggio strutturale di bilancio, anche reintroducendo la tassazione sulla prima casa.

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La regola flessibile del debito pubblico

Pubblicato su lavoce.infologo

 

La recente riforma costituzionale ha sancito l’equilibrio del bilancio strutturale e la sostenibilità del debito pubblico, vincolando la politica economica del governo ai patti di stabilità europei. Tra le nuove regole europee [1] è stato introdotto un indicatore più restrittivo per il rapporto debito/pil; tale indicatore evidenzia la principale criticità dei conti pubblici italiani. Continua a leggere

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Quali tasse per la crescita economica?

tasse

Pubblicato sul fatto quotidiano.it * citato da Peter Gomez

Premesso che come cita l’articolo 53 della costituzione italiana “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Il concetto è abbastanza chiaro – tutti i cittadini devono pagare le tasse,- lo Stato avrà solo il compito di regolamentare in modo proporzionale alle singole possibilità dei cittadini[1]. Continua a leggere

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I voti per i politici ma gli interessi per i cittadini

a cura di Monica Montella[1]

 Le autorità monetarie e le istituzioni finanziarie forniscono all’economia un preciso stock di moneta ogni anno. Il prezzo che si sostiene per l’uso del denaro in un certo periodo di tempo è il tasso di interesse reale[2] che equivale al prezzo che si paga per ricevere un prestito. In pratica nella nostra epoca un paese spende prima di aver incassato le imposte o di aver emesso titoli del debito pubblico, indebitandosi con le banche.

La domanda di moneta negli ultimi anni è cresciuta per effetto dell’attività finanziaria strumentalizzata dagli speculatori perché associata all’insolvenza di un paese, questo meccanismo ha provocato un aumento del debito pubblico a dismisura in alcuni paesi europei. “L’ Italia ha sempre pagato in rapporto al PIL interessi sul debito pubblico molto elevati”[3]. Continua a leggere

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Perchè è importante il Piano Integrato dei Conti

Prima della riforma dei sistemi contabili esisteva una ampia frammentazione normativa. L’assenza di un sistema integrato di rappresentazione contabile pubblico ha causato negli scorsi anni  inevitabili errori contabili frutto di prassi errate, che hanno ridotto la trasparenza e la leggibilità dei bilanci pubblici.Risultati immagini per Piano Integrato dei Conti
Il conto della PA, monitorato dalla UE ai fini della Procedura per i disavanzi eccessivi – PDE – (3% per il rapporto deficit/PIL) è il frutto dell’aggregazione dei bilanci di tutte le amministrazioni pubbliche. Fino ad oggi abbiamo avuto un sistema di struttura classificatorio e di definizione nei bilanci diverso tra i vari enti territoriali impedendo la comparabilità dei sistemi contabili. “Attualmente purtroppo si fa un lavoro di riconcilazione ex post dei dati contabili di finanza pubblica limitando di fatto la trasparenza delle elaborazioni. Se quindi si sono potuti verificare errori nel calcolo del bilancio pubblico questi si sono riflessi inevitabilmente nel conto della PA. Continua a leggere

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Previsioni del MEF: dalla fantasia del tendenziale al libro delle favole del programmatico

articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it 

Gli interventi previsti nella Legge di Stabilità sono utili a chiarire i contenuti della Nota di aggiornamento al Def  presentata lo scorso primo ottobre e rettificata con la Relazione di variazione del 28 ottobre.

Gli scenari presentati nel documento sono distinti tra il quadro tendenziale, che incorpora le previsioni di finanza pubblica a legislazione vigente, e quello programmatico, che sconta gli effetti delle misure di finanza pubblica che il Governo intende adottare con il disegno di legge di stabilità. Il 2014, che è risultato peggiore delle aspettative, dovrebbe chiudersi, salvo revisioni, con una diminuzione del Pil reale dello 0,3% (terzo anno consecutivo con il segno negativo), un rapporto deficit/Pil al -3% e il debito/Pil al 131,7% . Continua a leggere

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