Il ciclo di sorveglianza di bilancio. Una pernacchia agli italiani

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Con l’entrata in vigore dei regolamenti noti come Two-pack, per la prima volta la Commissione europea esercita quest’anno il ciclo di sorveglianza di bilancio e di governance economica per la zona euro. Nell’analisi del documento programmatico di bilancio dell’ITALIA che accompagna il parere della Commissione ci sono alcune affermazioni abbastanza inquietanti che gli italiani non conoscono perché in Italia alla data di oggi non è stata data diffusione, sul sito del MEF, dell’insieme dei tre documenti , che racchiudono il ciclo di sorveglianza. Ecco alcune perplessità emerse che è importante evidenziare:

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Monitoraggio conti pubblici – Stima flash terzo trimestre 2013

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Per il nono trimestre consecutivo il Pil è in calo influenzando negativamente le aspettative di crescita. La ripresa, più volte annunciata, è diventato un credo di pochi. La flessione del Pil mette a rischio gli indicatori di Finanza pubblica del Governo e gli obiettivi ambiziosi prefissati. La luce in fondo al tunnel diventa sempre più piccola.

Nel terzo trimestre 2013 il prodotto interno lordo a prezzi costanti è diminuito del 1,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (tendenziale); analogo valore si registra per la variazione acquisita[1] del 2013. Si tratta di numeri che sembrano discostarsi dalla stima governativa di -1,7% prevista nella Nota di aggiornamento al Def.

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Una Europa di squilibri economici non può essere una Europa solidale

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Il dibattito sulle critiche rivolte dal Dipartimento del Tesoro degli Usa, dal FMI e dalla BCE al surplus commerciale della Germania e alle sue ricadute negative sull’economia globale ma soprattutto all’interno dell’area Euro, suggerisce un’analisi più approfondita del profilo macroeconomico dei principali Paesi Europei.

Nella Contabilità Nazionale si considera l’uguaglianza in un determinato lasso di tempo tra PIL e importazioni da un lato e consumi privati, consumi pubblici, investimenti fissi lordi ed esportazioni dall’altro come evidenzia l’espressione seguente:

PIL + IMP = C + G + I + EXP

dove a sinistra sono rappresentate le risorse di un paese, cioè la formazione del PIL (approccio del valore aggiunto), mentre a destra dell’espressione abbiamo la destinazione economica delle risorse o semplicemente impieghi del PIL (approccio della spesa). Continua a leggere

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La nuova rivoluzione industriale: il contributo dei maker

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La crisi economica ha provocato una caduta della produzione ma per invertire la rotta bisogna puntare su settori in cui i tanti giovani di talento si sentono rappresentati. I maker costituiscono un movimento culturale contemporaneo, che rappresenta un’estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai da te. In molti oggi non esitano a definire questo fenomeno come una nuova “rivoluzione industriale”.”Da qualche anno una piccola rivoluzione industriale è in atto in settori che vanno dall’aerospazio all’oreficeria e non solo per creare prodotti unici, ma in generale per innovare i processi di disegno, prototipazione e riparazione. In un prossimo futuro i pezzi di ricambio industriali non si spediranno ma si faranno stampare direttamente al cliente fornendogli le specifiche software”. Continua a leggere

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Investimenti in declino in Europa. L’Italia la peggiore

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Il  capitale fisico svolge un ruolo fondamentale nella crescita economica. Le infrastrutture e le attrezzature che servono alla produzione di un paese devono essere sostituite nel tempo perché soggette ad usura e per rinnovarle occorre effettuare investimenti. Osservando solo gli investimenti fissi lordi, che sono una componente del prodotto interno lordo, non sappiamo però quanti di essi sono effettuati per sostituire il capitale fisico già esistente e quanti, invece, per incrementarlo.

In Europa e soprattutto in Italia, si assiste da diversi anni a un vero e proprio decadimento degli investimenti. L’intensità del peggioramento può essere misurata attraverso il rapporto di espansione/contrazione degli investimenti rispetto agli ammortamenti (figura 1) [1]. Continua a leggere

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Tutti parlano del “cloud” computing. Ma cosa si intende con questo termine

Il cloud computing è l’evoluzione di una serie di tecnologie che utilizzate congiuntamente sono in grado di rivoluzionarie le modalità con cui le organizzazioni costruiscono le proprie infrastrutture informatiche (George Reese, 2010). In italiano la potremmo identificare come la nuvola e la sua caratteristica fondamentale è l’utilizzo di una tecnologia (dove non è necessario nessun investimento finanziario iniziale) solo per il tempo necessario (il servizio viene pagato solo in base al suo effettivo utilizzo) indipendentemente se il servizio sia software o hardware, l’unica cloudcaratteristica basilare è che l’accesso al servizio deve essere possibile farlo da qualsiasi postazione virtuale che utilizza un sistema operativo o un browser qualsiasi.   I progressi compiuti dalla pubblicazione dell’agenda digitale europea hanno dimostrato la necessità di una strategia globale dell’UE in materia di cloud computing che vada oltre i settori specifici come l’e-government o la scienza. Recentemente le applicazioni aziendali stanno passando al cloud computing.
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Agenda digitale per l’Europa – Le tecnologie digitali come motore della crescita europea

Uno dei pilastri su cui il nostro paese dovrebbe investire senza indugio è l’information and comunication tecnology (ICT).  L’agenda digitale europea permette questo salto di qualità.  L’uso di internet consente attualmente ai cittadini di creare e condividere idee e tematiche, di pianificare e gestire comunità di cittadini intelligenti dando origine a nuovi prodotti i cui contenuti sono ad alto valore aggiunto.
I settori chiave sui quali le ICT hanno un impatto moltiplicativo, come suggerisce il documento della Commissione, sono la sanità, l’energia, i servizi pubblici e l’istruzione. La tecnologia dell’informazione (IT) e Internet sono fattori determinanti per la ricerca, l’innovazione, la crescita e il cambiamento sociale (OECD 2010). Le imprese giovani svolgono un ruolo cruciale nella creazione di innovazione, crescita e occupazione.  Continua a leggere

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