Squilibri europei e indicatori statistici: una proposta di integrazione

Il Conto patrimoniale[1] è un documento che evidenzia il valore di stock riconosciuto delle attività e delle passività assunte dai settori istituzionali, il cui saldo rappresenta la ricchezza di una economia. All’interno del Conto patrimoniale, le statistiche che riportano in termini di consistenze le attività e le passività finanziarie dei settori istituzionali di un Paese (imprese, società finanziarie, pubblica amministrazione, famiglie e istituzioni non profit) sono i Conti finanziari[2], che possono essere utilizzati per integrare il set di indicatori necessari per l’analisi macroeconomica. Continua a leggere

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Germania batte Italia – Quantitative Easing

I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni ma l’Europa disegnata ai quei tempi ha accresciuto la crisi dei paesi che ne hanno fatto parte. Mettendo insieme paesi con differenziali di crescita e di produttività diversi, con i quali si pensava si sarebbero aggiustati tramite le fluttuazioni dei tassi di cambio, ha costretto i membri dell’Eurozona a giungere all’equilibrio con più disoccupazione e tagli alla spesa pubblica.

I paesi dell’Euro sono stati impegnati, nel corso di questi anni, a rispettare il Patto di stabilità e crescita inseguendo un rapporto deficit/PIL inferiore al 3% e un rapporto debito/PIL che non superasse il 60%, senza preoccuparsi eccessivamente se ciò avesse comportato maggiori squilibri tra paesi. Continua a leggere

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La stringente regola del debito come una bomba ad orologeria

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risultati scientifici di Reinhart e Rogoff  sono stati spesso utilizzati per sostenere politiche di austerità e rigore fiscale. Ma come è noto “una ricerca di tre economisti della University of Massacchussets-Amherst ha evidenziato alcuni errori nei dati utilizzati da Reinhart e Rogoff, scatenando un ampio dibattito, anche mediatico, sulla validità dei loro risultati. La relazione tra i livelli di debito pubblico e la crescita del PIL varia notevolmente da paese e nel corso del tempo (ad esempio l’esperienza italiana al 133% debito/PIL  rappresenta una soglia troppo elevata che costa troppo in spesa per interessi passivi incidendo pesantemente sulla crescita del paese). La storia suggerisce che vi è una certa soglia oltre la quale accumulando debito pubblico si ottiene minore crescita economica, ma non c’è consenso su quale sia la soglia ottimale ma abbiamo capito dall’esperienza italiana qual’è la soglia che non si deve raggiungere. In definitiva tutte queste ricerche hanno comportato una diffusa politica del rigore in Europa  e tra le tante regole europee ispirate al principio base delle finanze pubbliche sane vi è l’adozione della “regola del debito“.

Il nuovo quadro della riforma della governance economica europea dell’UE, adottato nel novembre 2011 (six pack) e richiamato nel fiscal compact, ha rafforzato il controllo della disciplina di bilancio attraverso l’introduzione di una regola numerica che specifica il ritmo di avvicinamento del debito al valore soglia del 60 per cento del PIL (nel trattato di Maastricht del 1992 bastava una diminuzione ad un ritmo soddisfacente). Continua a leggere

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