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Verde a Roma: più alberi sulla carta, ma quanti sono davvero in più?

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Il paradosso del verde romano: primato assoluto, ma bassa densità

Roma detiene il primato tra le città considerate per superficie complessiva di verde urbano, con 4.729,47 ettari nel 2023, in aumento rispetto ai 4.669,83 ettari del 2022 (+59,64 ettari).

Questo dato deve tuttavia essere interpretato alla luce dell’ampiezza del territorio comunale: a seconda della fonte e del perimetro di riferimento, la superficie di Roma è indicata in circa 128.279-128.736 ettari. Nel 2023, il verde urbano rappresenta appena il 3,7% della superficie comunale, una quota superiore, seppure di poco, alla media nazionale del 3,0%.

La dimensione del patrimonio verde romano non si traduce automaticamente in una copertura territoriale altrettanto elevata.

La mappa evidenziata di seguito e l’analisi dei dati territoriali dell’ufficio di statistica di Roma evidenziano una forte concentrazione del suolo consumato nel centro di Roma. Su una superficie amministrativa complessiva di 128.279 ettari (che le elaborazioni spaziali GIS quantificano in circa 128.690 ettari a causa delle variazioni costiere e idrografiche), il suolo consumato ammonta a 30.787 ettari, pari al 24% del territorio. Questo dato medio, tuttavia, nasconde profondi squilibri: nei territori centrali, come il Municipio I (con ben il 74,6% di incidenza di suolo consumato), il Municipio II (68,6%) e il Municipio V (64,1%), l’edificato e le superfici impermeabilizzate formano un tessuto urbano quasi continuo.

Al contrario, le periferie e i settori più esterni beneficiano del restante 76% di suolo non consumato (97.492 ettari dichiarati). Questo enorme “polmone” è però costituito prevalentemente da aree agricole o erbacee temporanee (61.574 ettari, il 48% del territorio) e boschi di latifoglie (20.525 ettari, il 16%), spesso inclusi nelle ampie riserve naturali statali e regionali. Questa ricchezza periferica non compensa la limitata disponibilità di verde urbano attrezzato di prossimità, che incide per appena il 3,7% sull’intero territorio cittadino.

Questa polarizzazione assume una criticità vitale di fronte alle ondate di calore. Nelle aree centrali, l’alta densità degli edifici e l’asfalto favoriscono l’accumulo e la permanenza del calore, innescando l’effetto “isola di calore urbana” e riducendo il raffrescamento naturale garantito dall’evapotraspirazione. Durante gli episodi di caldo estremo, lo stress termico aumenta drasticamente, determinando rischi potenzialmente letali per le fasce di popolazione più vulnerabili, come anziani o persone con patologie croniche.
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Consumo di suolo a Roma: 30 mila ettari artificializzati, le differenze tra centro e periferie

Roma, nel 2024 consumati oltre 30 mila ettari

Nel 2024 Roma registra 30.396,82 ettari di suolo consumato, pari al 23,70% del territorio comunale. Il restante 76,30%, equivalente a 97.881,93 ettari, risulta non consumato. La Capitale detiene il valore assoluto più elevato tra i grandi comuni italiani, anche se la percentuale di territorio consumato è inferiore a quella di molte altre città.

Rispetto al 2023, sono stati consumati altri 53,59 ettari, con un incremento dello 0,19%. Nel periodo 2018-2024, la superficie consumata è passata da 29.858,80 a 30.396,82 ettari: 538,02 ettari in più in sei anni, mentre la quota di territorio consumato è salita dal 23,28% al 23,70%.

L’incremento annuale più elevato del periodo si è registrato nel 2020, con 118,79 ettari, seguito dal 2019 con 115,09 ettari e dal 2022 con 106,74 ettari. Nel 2023 l’aumento era sceso a 47,39 ettari, per poi risalire a 53,59 ettari nel 2024.

Figura 1 – Evoluzione del suolo consumato, anni 2018-2024

Fonte: Roma Capitale, elaborazioni Ufficio di Statistica su dati Ispra Continua a leggere→

Qualità dell’aria: dalle politiche europee alle azioni sul territorio

Consulta e scarica i dati delle delibere regionali a livello di dettaglio comunale sulla valutazione della qualità dell’aria nel Lazio

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Leggi anche l’articolo su Roma Capitale del 16 marzo 2021

L’inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali sfide ambientali e sanitarie a livello globale. Secondo una stima pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2016, circa il 92% della popolazione mondiale viveva in aree in cui le concentrazioni di PM2,5 superavano i valori indicati dalle linee guida dell’Organizzazione.

In Europa, la tutela della qualità dell’aria si inserisce in un più ampio percorso di transizione ecologica, che comprende sia la riduzione delle emissioni di gas serra sia il contenimento degli inquinanti atmosferici. Sebbene questi obiettivi siano strettamente connessi, richiedono strumenti normativi e sistemi di monitoraggio specifici.

Per comprendere come gli indirizzi europei si traducano in interventi concreti, è quindi necessario esaminare il quadro normativo sulla qualità dell’aria, gli strumenti di valutazione adottati in Italia e le criticità che emergono a livello territoriale. Continua a leggere→