Gli alberi del PNRR a Roma: tra target, ritardi e forestazione da verificare

(sintesi del report)

Monica Montella(1), Franco Mostacci(2)

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Il PNRR aveva previsto per la riforestazione urbana e periurbana un obiettivo semplice da misurare: mettere a dimora milioni di alberi e arbusti. Ma dietro il numero delle piante dichiarate si nasconde una realtà molto più complessa: progetti modificati, superfici ridotte, gare indette in ritardo, piantumazioni effettuate fuori dal periodo originariamente previsto e una successiva fase di manutenzione e sostituzione delle fallanze che, se realizzata, potrebbe durare anni e generare costi aggiuntivi. La ricostruzione dei 15 progetti affidati alla Città metropolitana di Roma Capitale mostra quanto sia difficile stabilire, allo stato attuale, se il risultato amministrativamente contabilizzato coincida con il risultato ambientale effettivamente ottenuto.

Nell’ambito dell’intervento di tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano del Pnrr (prestiti per 210 milioni di euro), il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) ha affidato alla Città metropolitana di Roma Capitale (Cmrc) finanziamenti per 40,2 milioni di euro.

La Cmrc ha individuato 15 progetti (4 per l’annualità 2022 e 11 per l’annualità 2023-24), più volte modificati anche successivamente all’aggiudicazione dei 10 lotti previsti dai 2 accordi quadro per la scelta dell’affidatario, il secondo dei quali ha visto la conclusione solo a fine 2025, a pochissimi mesi dalla scadenza del target Pnrr.

Con le modifiche introdotte da Cmrc in corso d’opera, i 15 progetti realizzati o in corso di realizzazione hanno subìto una diminuzione delle superfici interessate dalla riforestazione di oltre 100 ettari e di oltre 100 mila piante, a parità di importi, generando un aumento del costo unitario dell’intervento e costringendo il Mase a integrare, in altre città metropolitane, la minore vegetazione messa a dimora nell’area metropolitana di Roma Capitale.

La maggior parte delle 62 aree individuate ricade nel territorio di Roma (quasi 600 ettari, il 72% del totale), di cui oltre la metà (337 ettari) è concentrata nella tenuta presidenziale di Castel Porziano, al di fuori della giurisdizione amministrativa di Roma Capitale, un’area soggetta a specifici vincoli di accesso e nella quale la verifica diretta da parte di cittadini e soggetti esterni risulta particolarmente complessa. Oltre a Roma sono interessati altri 18 Comuni dell’area metropolitana.

Con il comunicato del 19 agosto, Cmrc sembra voler mettere le mani avanti, confermando che gli interventi non sono riusciti e che le imprese aggiudicatarie dovranno provvedere alla sostituzione delle fallanze, anche oltre il 10% previsto contrattualmente.

C’è da dire, però, che il tardivo affidamento dei lavori (soprattutto per il secondo Accordo quadro di Cmrc), ha causato il mancato rispetto del cronoprogramma e, in particolare, della fase di esecuzione del rimboschimento che doveva essere effettuata in condizioni climatiche favorevoli nel periodo autunnale. Le imprese aggiudicatarie dovevano mettere a dimora – previa approvazione della direzione lavori – i semi o le piantine fornite dal Cufa (Carabinieri forestali) e allevate da Umbraflor e successivamente prendersene cura.  Le piante da utilizzare per il rimboschimento dovevano avere caratteristiche ben definite in fase progettuale e tali da garantire il buon esito dell’intervento. Nonostante le prescrizioni di natura contrattuale, in questa situazione appare difficile far ricadere la responsabilità in via esclusiva sull’appaltatore.

L’introduzione dell’acquisto e manutenzione di piante a carico del committente, aggiuntive rispetto al computo metrico, complica ulteriormente il quadro, come anche la scelta di ricorrere a impianti di irrigazione, inizialmente non previsti, che sarebbero dovuti entrare in funzione prima dell’inizio della torrida estate 2026.

Alla luce delle criticità emerse nell’attuazione dei progetti di Cmrc, che potrebbero non essere circoscritte al solo territorio romano, assume particolare rilievo il ruolo del Consorzio interuniversitario di ricerca CIRBIS, al quale il Mase ha affidato la valutazione degli interventi di forestazione urbana e periurbana finanziati nell’ambito del Pnrr, per un corrispettivo di 600 mila euro.

Tale attività di valutazione dovrebbe fornire elementi essenziali per verificare la concreta realizzazione degli interventi, il rispetto degli obiettivi previsti e, soprattutto, l’effettivo attecchimento delle piante messe a dimora. Alla data di chiusura del report, non risulta pubblicata né resa disponibile una relazione conclusiva.

La valutazione dovrebbe comprendere anche i benefici ambientali e in termini di salute umana, che avrebbero dovuto garantire negli anni un ritorno dell’investimento, ma che appaiono sensibilmente ridotti, se non compromessi.

Nel complesso, emerge l’esigenza di un sistema di monitoraggio più trasparente, puntuale e capillare, che consenta di seguire l’intero ciclo di vita degli interventi e non si limiti alla contabilizzazione del numero di alberi dichiarati. A tal fine, ogni intervento dovrebbe essere tracciabile attraverso Cup, progetto, superficie interessata, coordinate geografiche, specie piantate, numero di piante, date di messa a dimora e di eventuale reimpianto, soggetto attuatore e stato di sopravvivenza delle piante.

Il monitoraggio istituzionale dovrebbe inoltre essere affiancato da forme di controllo territoriale partecipato, con il coinvolgimento di associazioni, comunità locali e cittadini attraverso rilevazioni georeferenziate e documentazione fotografica, così da verificare il passaggio dal semplice raggiungimento dell’output quantitativo alla concreta realizzazione e permanenza del risultato ambientale, evitando uno spreco di risorse pubbliche.

La questione centrale, quindi, non è soltanto quantificare gli alberi dichiarati come messi a dimora, ma verificare il passaggio dall’output amministrativo al risultato ambientale: quanti alberi sono stati effettivamente piantati, quanti hanno attecchito, quanti sono sopravvissuti nel tempo, su quali superfici e con quali costi. Solo un monitoraggio continuativo e georeferenziato può consentire di verificare se il target quantitativo del PNRR si sia tradotto in una forestazione effettivamente realizzata e durevole.

(1) ricercatrice senior in campo economico e di contabilità nazionale presso l’Istat (Il lavoro riflette solo l’opinione dell’autrice e non impegna in alcun modo l’Istituto di appartenenza)

(2) ricercatore senior in campo statistico-economico e giornalista pubblicista

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