La sanità elettronica: la terza industria del settore sanitario (e-Health): quando diventa realtà?

Per sanità elettronica si intende l’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione all’intera gamma di funzioni che investono il settore sanitario cioè costruire le reti o i portali di informazione sanitaria, i sistemi di cartelle cliniche elettroniche, la trasmissione delle prescrizioni o delle impegnative per via elettronica (e-prescrizioni, e-impegnative), i servizi di telemedicina, i sistemi di comunicazione personali portatili e indossabili, i portali salute e molti altri strumenti basati sulle tecnologie della comunicazione e dell’informazione e utilizzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura, la sorveglianza sanitaria e la gestione dello stile di vita. Continua a leggere

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FONDI EUROPEI 2007-2013

L’Europa rappresenta il maggior donatore al mondo di finanziamento di progetti di cooperazione. Con i fondi strutturali si promuove lo sviluppo per la coesione economica e sociale. Il periodo di programmazione è di solito di 7 anni; l’attuale periodo che si conclude quest’anno è riferito al 2007-2013, il prossimo sarà riferito alla programmazione europea 2014-2020.

La programmazione europea  2007 2013 si divideva in due tipologie di interventi:

  1. per area geografica es. programma che finanzia i paesi del baltico, programma che finanzia i paesi mediterranei, programma che finanzia i paesi dell’Europa centrale ecc.;
  2. per area tematica (ricerca, energia, trasporti, ecc.); un esempio è il settimo programma quadro per la ricerca.

Le entità di riferimento sono state: lo Stato, le imprese e i cittadini.

Rapporto diretto con l’Europa

Per utilizzare i fondi dei programmi europei si deve partecipare alla call (bando). Il piano di rilascio dei bandi è già definito. Si fa domanda direttamente al programma. Un esempio è ORIZZONTE 2020 (Horizon 2020) è il nome del nuovo programma dell’Unione per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione. Altro esempio è il programma  FP7 ICT  ecc vedi di seguito.

Rapporto diretto con l’Italia

In Italia i finanziamenti arrivano direttamente alla pubblica amministrazione che sono le Autorità di Gestione e fanno capo ai ministeri di riferimento per ciascun tematica e alle Regioni. Per utilizzare al meglio i fondi ad esempio le Regioni devono indire i relativi bandi. Il problema oggi è che la gestione è troppo politicizzata e molto spesso per il ritardo delle regioni nel presentare i bandi si perdono i finanziamenti.

Considerate che i programmi sono preparati da ciascuno Stato membro ed espongono le priorità selezionate dalle autorità nazionali e regionali. Quindi sono i nostri ministeri e le nostre regioni che decideranno in quale area o tematica intervenire. I programmi sono finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e/o dal Fondo di coesione. Inoltre ogni programma ha un direttore  che può dare ulteriori informazioni sull’implementazione di un programma e dei progetti risultanti.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) promuove gli investimenti e contribuisce a ridurre gli squilibri regionali in Europa. In materia finanziaria le priorità comprendono la ricerca, l’innovazione, le questioni ambientali e la prevenzione dei rischi. Il Fesr partecipa quindi al finanziamento di investimenti produttivi che contribuiscono alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro stabili, in primo luogo attraverso aiuti diretti agli investimenti principalmente nelle piccole e medie imprese, di investimenti in infrastrutture e dello sviluppo di potenziale endogeno attraverso misure che sostengano lo sviluppo regionale e locale.

Il Fondo sociale europeo (Fse), i cui progetti sono attuati in linea con gli orientamenti e le raccomandazioni formulate nel quadro della Strategia europea per l’occupazione, è volto a promuovere migliorare l’occupazione, la qualità e la produttività, oltre che l’integrazione sociale.

Questi due fondi, elencati di seguito, sono invece di diretta responsabilità del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che ha anche responsabilità di cordinamento.

Le fasi di programmazione dell’utilizzo dei fondi:

  1. La Commissione Europea adotta degli orientamenti strategici per la politica di coesione, una sorta di linee guida contenenti principi e priorità che le autorità nazionali e regionali devono seguire nella redazione dei documenti di programmazione dei fondi.
  2. Ogni Stato membro adotta il Quadro Strategico di riferimento nazionale (QSN); le autorità nazionali e regionali useranno questo quadro strategico come base per stilare i “Contratti di partenariato”  con la Commissione e si impegneranno a raggiungere gli obiettivi occupazionali e di crescita dell’Europa entro il 2020.
  3. Sulla base del QSN, gli Stati membri e le Regioni propongono dei Programmi operativi nazionali (PON) (un esempio è il PON ricerca) e regionali (POR), vincolati alle line guida dettate dai rispettivi regolamenti, uno per ogni fondo, contenenti la definizione delle priorità, le disposizioni di attuazione ed il piano finanziario. I programmi operativi sono adottati con Decisione della Commissione.
  4. Bisogna intervenire sui sistemi di gestione e di controllo per i programmi. Un esempio di valutazione e verifica lo trovate in questo rapporto che viene diffuso ogni anno, ma che bisogna capirne l’efficacia.
  5. Infine, ed un aspetto di non poco conto, è l’analisi dei beneficiari dei programmi comunitari. Un esempio di lista di beneficiari dei progetti PON sono elencati a questo link. Il monitoraggio dei beneficiari può far capire se la gestione è troppo politicizzata.

I programmi più importanti sono stati: INTERREG IVCLLPLIFE – CIP – ESPON INTERACT URBACT

Governance in Italia

Con il quadro strategico nazionale (programmazione 2007-2013) sono stati creati due organismi istituzionali (delibera CIPE 174/06) il comitato nazionale per il coordinamento e la sorveglianza della politica regionale unitaria (c.d. comitatone) (ex. D Istitutivo n°2 del 30 01 2009) regolamento interno coordinato dal MISE;
•Comprende: rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le Amministrazioni centrali di settore, il MEF, le Regioni e rappresentati del partenariato istituzionale ed economico sociale;
•2 articolazioni o sottocomitati: MEZZOGIORNO (focus per le Regioni dell’obiettivo “Convergenza”); RISORSE UMANE (focus FSE).

E il gruppo di coordinamento strategico per la cooperazione territoriale (GCSCT) si occupa:

•Indirizzo e accompagnamento delle varie fasi di sviluppo delle attività di cooperazione territoriale;
•Comprende: rappresentanti delle Amministrazioni centrali, delle Regioni e del partenariato istituzionale ed economico-sociale;
•Per il Veneto partecipa la dirigente dell’UP cooperazione Transfrontaliera;
•Riferisce al COMITATO NAZIONALE di cui sopra per l’attuazione del QSN;
•Può creare gruppi di lavoro.

I comitati nazionali di coordinamento dei singoli PO hanno assicurato il coordinamento e la coerenza nell’attuazione dei programmi operativi e hanno definito l’indirizzo, il coordinamento, la valutazione strategica per l’attuazione nazionale dei programmi operativi.

Programmi Operativi Nazionali 2007-2013

Programma operativo ‘Reti e mobilità’

Programma operativo ‘Ambienti per l’apprendimento’

Programma operativo ‘Governance e assistenza tecnica’

Programmi multiregionali

Programma operativo ‘Energie rinnovabili e risparmio energetico’

Programma operativo ‘Ricerca e competitività’

Programma operativo ‘sicurezza per lo sviluppo’

Programmi regionali

Programma operativo ‘Lazio’

Ad esempio dal bilancio 2011 del programma operativo fondi europei della Regione Lazio è emerso che le imprese che hanno preso i fondi sono le società convenzionate sempre a partecipazione della Regione Lazio come ad esempio “Lait”; bisogna intervenire subito per permettere a tutte le imprese presenti sul territorio regionale di avere l’opportunità di usufruire di fondi europei. Inoltre nei resoconti delle attività del Posfers anno 2011 è emerso che fino ad oggi la regione Lazio ha scelto di accedere solo ai fondi per l’occupazione. In 2 anni di attività non è partito nemmeno un progetto su tematiche sanitarie. Chiediamoci il perché?

Programma operativo ‘Lombardia’

Programma operativo ‘Sicilia’

Programma operativo ‘Sardegna’

Programma operativo ‘Umbria’

Programma operativo ‘Basilicata’

Programma operativo ‘Veneto’

Programma operativo ‘Molise’

Programma operativo ‘Marche’

Programma operativo ‘Friuli Venezia Giulia’

Programma operativo ‘Valle d’Aosta’

Programma operativo ‘regione Emilia-Romagna’

Programma operativo regionale ‘provincia autonoma di Trento’

Programma operativo ‘Toscana’

Programma operativo ‘Puglia’

Programma operativo ‘Abruzzo’

Programma operativo ‘Provincia autonoma di Bolzano’

Programma operativo ‘Piemonte’

Programma operativo ‘Campania’

Intervento del Procuratore regionale Tommaso Cottone della Corte dei Conti del 2 marzo 2013 in cui mette in evidenza che la Regione (Campania) soffre sempre delle stesse disfunzioni e, paradossalmente, le contraddizioni si rivelano sempre più forti. Le deviazioni, le furbizie e le frodi sono elevate a sistema.

Per i soli programmi 2007/2013 la dotazione complessiva di risorse approvate per la Regione Campania per il FESR è di € 6.264.795.198 per n. 4153 progetti ammessi al finanziamento. Di questi sono stati impegnati € 4.581.223.385 e finora certificati solo € 928.086.756.

Comitato di sorveglianza POR Campania

Programma operativo ‘Liguria’

Programma operativo ‘Calabria’

Cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale

Programma operativo ‘Italia – Austria’

INTERREG IV A Italia – Austria

Programma operativo ‘Italia – Francia Alpi’

Programma operativo ‘Italia-Svizzera’ 

Programma operativo ‘Italia – France maritime’

Programma operativo ‘Italia – Slovenia’

Programma operativo ‘Grecia – Italia’

Programma operativo ‘Italia-Malta’

Regole per le procedure di presentazione, valutazione, selezione e attribuzione di proposte per azioni indirette nell’ambito del Settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) e del Settimo programma quadro della Comunità europea dell’energia atomica per le attività di ricerca e formazione nel settore nucleare (2007-2011).

Comitato di sorveglianza

Il comitato di sorveglianza riferisce alla delegazione italiana che opererà rispettando le posizioni espresse dal Comitato nazionale e varia a seconda del programma. Compiti ex art 65 Reg. 1083/2006:
• esamina e approva i criteri di selezione dei progetti;
• valuta i progressi compiuti dai PO e i risultati dei PO per ogni asse prioritario;
• può proporre all’Adg revisioni/esami del PO;
• esamina ed approva qualsiasi proposta di modifica inerente al contenuto della decisione della Commissione relativa alla partecipazione dei Fondi.

Queste erano le linee guida sui finanziamenti 2007-2013.

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Progetti europei 2007 – 2013 per finanziare le smart cities

Progetti europei per le smart cities

Di seguito sono elencati tutti i progetti inerenti le smart cities. Sono stati finanziati ingenti somme di denaro e adesso bisogna monitorare gli output e outcomes prodotti. Di solito per ogni progetto ne segue uno correlato attinente la formazione.

Progetto BE&SAVE – AQUASYSTEM – SIGLOD con Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

CALABRIA CAMPANIA PUGLIA (esclusa formazione) SICILIA

Il progetto complessivo nell’ambito risorse naturali riguarda i temi della gestione del ciclo di vita dei beni (distribuzione, valorizzazione energetica, interramento in discarica in sicurezza) e della gestione del ciclo integrato dell’acqua.

Progetto DICET – INMOTO – ORganization of Cultural HEritage for Smart Tourism and Real-time Accessibility (OR.C.HE.S.T.R.A.) con Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

CALABRIA CAMPANIA PUGLIA

I progetti hanno l’obiettivo di sviluppare strumenti di valorizzazione e capitalizzazione dell’offerta culturale e delle risorse ambientali di un territorio e la promozione e commercializzazione dell’offerta turistica da parte delle PA locali. Le due linee di intervento condividono la piattaforma tecnologica e il paradigma “Social Network” per realizzare un ecosistema in cui convivono aziende, pubblica amministrazione, cittadini e turisti e dove i servizi vengono creati coinvolgendo tutti gli attori in un approccio di “Social Innovation”.

Progetto EDOC@WORK 3.0 Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

CAMPANIA (esclusa formazione)  PUGLIA

Il progetto si propone di offrire una soluzione strutturata e scientificamente solida a tutta la filiera dell’Education, dalla scuola primaria sino alla formazione professionale operando su tutta la catena del valore: modelli didattici e organizzativi, contenuti digitali multimediali e interattivi, infrastruttura tecnologica abilitante per l’erogazione di servizi didattici in cloud a docenti, studenti, famiglie, scuola e università, formazione professionale.

Progetto i-NEXT Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

SICILIA 

Il progetto riguarda l’efficienza energetica degli edifici e il tema della mobilità e logistica sostenibile, alimentata da energia ricavata da fonti rinnovabili. L’intreccio tra i due temi consente di rendere disponibili alla PA soluzioni tecnologiche e gestionali integrate in grado di contenere i costi economici, ambientali e sociali determinati dai consumi energetici e dalla mobilità di persone e merci.

Progetto PRISMA Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

SICILIA CAMPANIA (esclusa formazione) PUGLIA

Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare una piattaforma “open” interoperabile di cloud computing per i servizi di e-goverment, su cui realizzare una serie di applicazioni per la Pubblica Amministrazione Locale. Partendo dalla selezione di componenti già disponibili presso la PA verranno sviluppate le componenti mancanti per realizzare una piattaforma “open” federabile, con prestazioni analoghe a quelle di sistemi proprietari. La piattaforma consentirà alla PAL di svolgere il ruolo di “cloud provider” offrendo servizi a diverse categorie di utenti. Componenti della piattaforma o interfacce compatibili saranno rese disponibili anche da soluzione IaaS commerciali dei partner industriali presenti nel progetto (Sielte, CILEA) ed esterni (Telecomitalia, Aruba).

Progetto Smart Energy Master per il governo energetico del territorio – SINERGREEN – RES NOVAE Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

CALABRIA PUGLIA CAMPANIA SICILIA

Il progetto comprende attività di ricerca sui sistemi di produzione e gestione dell’energia, sulle reti di distribuzione e storage a scala locale:

  • Un primo ambito sperimenta un sistema di gestione dei flussi energetici a livello municipale, per ridurre i costi energetici, potenziare la multi-generazione da fonti rinnovabili, contenere l’impatto ambientale ed accrescere la consapevolezza energetico-ambientale in ogni attore della comunità.
  • Un secondo ambito realizza un sistema di monitoraggio, di supporto alle decisioni, di gestione e programmazione della produzione/consumo di energia e di altre risorse (acqua e gas) in condizioni normali e di crisi o emergenza. Parallelamente, propone strumenti per gestire con maggiore efficienza le infrastrutture critiche (reti elettriche, idriche e del gas) che, pur essendo interdipendenti, oggi sono gestite in maniera non sistematica ed aggregata.
  • Un terzo modulo propone lo sviluppo di sistemi e modelli di analisi predittiva sui consumi, finalizzati all’efficientamento energetico degli edifici pubblici ad elevata umanizzazione e al monitoraggio dell’utilizzo energetico del territorio.

Progetto SMART HEALTH CLUSTER OSDH – SMART FSE STAYWELL Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

CALABRIA PUGLIA CAMPANIA SICILIA

I progetti costituiscono un gruppo unitario di attività di ricerca che indirizza i principali temi della sanità 2.0, proponendo come “vision” un sistema di “e-health” con una forte caratterizzazione di interoperabilità.

Il progetto, suddiviso in due moduli omogenei con importanti interazioni tra di loro, intende sviluppare un’infrastruttura innovativa di carattere tecnologico, con applicazioni a livello sovra/regionale, locale e individuale che abilitano nuovi modelli di intervento nei principali momenti della salute e del benessere dei cittadini. Si parte dall’area “pre-clinica” (benessere, stili di vita e prevenzione), per continuare con la gestione delle emergenze e delle acuzie (diagnosi mediante sensori innovativi, ottimizzazione dei percorsi sanitari) fino alla deospedalizzazione, all’home caring e ai servizi di telemedicina in cronicità. La connessione tra gli elementi “verticali” del percorso sanitario avviene in modalità “aperta” su una piattaforma tecnologica orizzontale “cloud”. Le informazioni sono condivise secondo il paradigma del Fascicolo Sanitario Elettronico di 2° generazione (compatibile con le specifiche InFSE e coerente con le Linee Guida nazionali), che abilita l’interoperabilità tecnica, semantica e organizzativa per lo scambio dei dati e per l’aggregazione e il monitoraggio intelligente degli eventi sanitari. In tale contesto è previsto anche lo sviluppo di una piattaforma per la formalizzazione e l’ottimizzazione dei profili di cura, che capitalizza le informazioni presenti in basi di dati sanitari eterogenee e distribuite. Altri temi orizzontali sono gli strumenti di controllo del rischio clinico (risk management) e di empowerment degli operatori sanitari e strumenti di governo e programmazione territoriale.

Tutte le regioni della convergenza: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia sono complessivamente coinvolte nella sperimentazione.

Progetto SMART TUNNEL Progetto di formazione correlato

Regioni d’intervento

CAMPANIA

Il progetto riguarda lo sviluppo di tecnologie per il controllo e la razionalizzazione del traffico di navi mercantili e passeggeri in area portuale, la movimentazione e la gestione dei container, la movimentazione e gestione degli automezzi. Le città portuali italiane si caratterizzano per elevati livelli di inquinamento dell’aria determinato dalle navi in banchina e dalla congestione del traffico per i mezzi che in uscita dall’area portuale transitano nella viabilità urbana. Il tema della logistica nelle aree portuali italiani è una questione centrale per lo sviluppo sostenibile delle aree urbane costiere.

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Road map strategica per creare la smart city

1. La volontà politica è il primo problema per capire il piano strategico di azione per le smart city cioè una precisa “roadmap politica”.
2. La Governace e leardership è il secondo problema da affrontare perché si deve capire se creare una governace e una leardership a livello di competenze centrale oppure lasciare a livello locale la gestione, quindi lasciare al territorio completa autonomia con tutte le conseguenze che ciò comporta (ogni città utilizza piattaforme informatiche diverse, progetti magari ripetuti per ciascun comune ecc.). In questo caso i costi sarebbero altissimi mentre in un ottica centralizzata un progetto già avviato in un Comune potrebbe essere utilizzato anche in un altro Comune con le stesse caratteristiche.
3. La condivisione della pianificazione dei progetti da parte degli attori principali quali i cittadini, le imprese e le istituzioni penso che sia un aspetto fondamentale già ormai largamente condiviso. Le imprese hanno la loro responsabilità nel processo di sviluppo intelligente. Le istituzioni devono favorire e consentire, attraverso una piattaforma condivisa, il processo di innovazione intelligente delle città italiane. Il cittadino è l’attore principale di questo processo di crescita. I cittadini devono guidare le imprese nel processo di sviluppo per creare valore aggiunto sostenibile ed efficiente al loro servizio. Raggiungere una soluzione/obiettivo insieme alla comunità o con la partecipazione dei cittadini  è il punto importante di questo metodo di costruzione delle politiche partecipate.
4. Anche l’aspetto finanziario e la partnership con fornitori ICT e finanziamenti multisourcing sono aspetti importanti da affrontare. Bisogna capirne l’entità per individuare una strategia di azione.
5. Dal “problema smart” alla “soluzione smart”. La strategia di azione prevede un periodo di studio e di approfondimento del problema e del perchè del suo verificarsi. Se non abbiamo evidenziato con chiarezza su segnalazione dei cittadini quali sono i problemi delle nostre città non possiamo iniziare a proporre progetti smart.
6. Comunicazione dei risultati. Bisogna effettuare un monitoraggio periodico dei risultati e delle ricadute. Controllare gli esiti (outcomes) per verificare se gli obiettivi prefissati siano stati raggiunti. Magari una commissione di cittadini intelligenti può controllare i progressi evidenti che scaturiscono da progetti smart city.

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Definire una smart city

Il principale problema che si evidenzia nel definire una smart city è il fatto che ogni città presenta solo alcuni progetti specifici ma in complesso non coprono il ventaglio delle dimensioni urbane quali dovrebbero essere:
  • salute, sicurezza, cultura e qualità abitazioni sostenibili (smart living)
  • economia sostenibile (smart economy)
  • mobilità sostenibile (smart mobility)
  • cittadini intelligenti/turismo intelligente (smart people)
  • sostenibilità ambientale ed energetica (smart environment)
  • tecnologie intelligenti (smart tecnology)
  • governance intelligente (smart governance)
Una smart city si può definire tale solo se ha avviato/adottato tutti i 7 punti contemporaneamente nel proprio territorio. Se una città ha avviato solo una dimensione non possiamo definirla città smart.
Fino ad oggi quante città hanno avviato progetti per la propria riconversione in una smart city?
  • Comuni “anticipatori” cioè comuni che hanno già avviato alcuni parziali progetti di smart city;
  • Comuni “emergenti” cioè comuni che hanno iniziato a sviluppare progetti in sintonia con i piani regionali e con l’UE;
  • Comuni “potenziali” cioè in ritardo ma interessati (o non!) a progettare innovazione; in questo caso non sono stati efficaci i piani regionali nazionali e UE attivati. Perchè?

Ecco un primo elenco, presente nel sito dell’ANCI, delle città che hanno avviato una o più dimensioni smart. Tra le città italiane candidate per l’acquisizione del titolo Smart City vi è Torino, che grazie a vari progetti ed iniziative quali Torino Smart City si conferma all’avanguardia delle implementazioni tecnologiche e logistiche volte a migliorare la vita in città. Ma è tutto da verificare!!! Perchè Il 10 febbraio 2009 a Bruxelles, la Città di Torino ha ufficialmente sottoscritto il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), il 13 settembre 2010 il Consiglio Comunale ha approvato il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile della Città (TAPE – Turin Action Plan for Energy). Ma questa è volto a favorire solo il risparmio energetico. Infine, segnalo il progetto europeo Periphéria a cui hanno partecipato il Comune di Genova e di Milano con la partecipazione del Politecnico di Milano.

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SMART CITY

Per chi vuole contribuire al dibattito evidenzio una serie di link utili e di approfondimento sull’argomento smart city:
1) Una sintesi su smart city http://www.roma5stell…
2) Un’idea di cittadini intelligenti per le smart city http://www.roma5stell…
3) C’è questo sito http://www.smartcity….
4) C’è l’osservatorio http://osservatoriosm…
5) Abbiamo dal punto di vista normativo l’agenda digitale http://www.agenda-dig…
5) Infine c’è un prossimo evento al FORUM PA http://iniziative.for…
Un esempio di bando http://attiministeria…. Qui una sintesi dei principali programmi europei legati alle smart city. Per chi volesse partecipare al dibattito on line può lasciare un commento. Magari evidenziare o mettere a fuoco i problemi legati alla scarsa numerosità delle città che si sono attivate e hanno usufruito dei finanziamenti comunitari. Infine c’è questa mappa sulle smart cities ……

 

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OLTRE IL PIL

«Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana […] Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. […] Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta».

(Robert Kennedy, 1968)

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LA SOSTENIBILITA’ DEL DEBITO PUBBLICO

La dimensione del debito pubblico italiano, causato principalmente dall’elevata spesa per interessi, sta soffocando ogni prospettiva di crescita economica con ripercussioni devastanti anche sullo stato sociale. La dinamica del debito pubblico coglie gli effetti di feedback tra politiche di bilancio, attività macroeconomica e settore finanziario. La recente riforma costituzionale ha sancito l’equilibrio del bilancio strutturale e la sostenibilità del debito pubblico, vincolando la politica economica ai patti di stabilità europei.

L’accumulo del debito lordo è riconducibile a tre fattori principali: 1) il saldo primario delle amministrazioni pubbliche in ciascun periodo; 2) l’impatto congiunto della spesa per interessi sull’ammontare del debito in essere, della crescita del PIL in termini reali e dei tassi di inflazione sul rapporto tra debito e PIL; 3) il raccordo disavanzo debito, definito per semplicità come “flussi finanziari”, riguardante le operazioni o altri fattori che incidono sulla consistenza del debito ma che non rientrano nel calcolo del disavanzo.

Il debito pubblico e i fattori che lo determinano

Dal passato un debito pubblico insostenibile

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PARADOSSO DELLA FELICITA’

Quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana cresce solo fino ad un certo punto: poi comincia a diminuire, mostrando una curva ad ‘u’ rovesciata», questo è noto come «paradosso della felicità» o «Easterlin Paradox».

Economista americano Richard Easterlin

I costi della crisi pagati dai più deboli

Effetto cedolare

Media bugiarda anche per i pensionati

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Empirical evidence on child poverty. Italy divided into two

Lavoro presentato al World Forum for Child Welfare, Napoli 26-29 novembre 2012

Poverty is a complex and multidimensional phenomenon. According to Unicef  (2005) “Children living in poverty experience deprivation of the material, spiritual, and emotional resources needed to survive, develop and thrive, leaving them unable to enjoy their rights, achieve their full potential or participate as full and equal members of society”. Continua a leggere

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