Roma, il debito torna a esplodere: sfiorerà i 3,7 miliardi nel 2028

Sintesi

Da 1 miliardo (2019) a 2,4 miliardi (2025), puntando verso i 3,7 miliardi nel 2028. In questi 6 anni il Comune ha acceso quasi 1,9 miliardi di nuovi prestiti (la maggior parte sotto la giunta Gualtieri) per finanziare strade (572 mln), immobili, scuole e parchi. Il costo per i romani? Le rate saliranno fino a pesare 238 milioni di euro all’anno nel 2028 sul bilancio cittadino. In particolare, per il verde pubblico abbiamo finanziato debito per quasi 99 milioni di euro, che si aggiungono a tutti i soldi già arrivati dal PNRR e dalla Regione Lazio! La domanda all’amministrazione è semplice: indebitarsi per investire va bene, ma quanto di questo maxi-debito si è già trasformato in opere reali e concluse per i cittadini? Vogliamo trasparenza sui cantieri, non solo sui mutui.

 

Roma, il debito cresce a ritmo preoccupante: 2,4 miliardi nel 2025. E nel 2028 potrebbe superare i 3,7 miliardi. Roma si indebita per investire, ma quanto di questo debito si è già trasformato in opere concrete?

Quasi 1,9 miliardi di nuovi prestiti contratti tra il 2019 e il 2025. Solo nell’era di Gualtieri abbiamo 1,05 miliardi di euro. Nel frattempo, il debito residuo continua ad aumentare e le rate annuali diventano sempre più pesanti. Ma per quali opere si indebita Roma Capitale? E quanto di questo indebitamento si tradurrà in servizi, infrastrutture e patrimonio per i cittadini?

Quanto costa governare Roma? Una risposta arriva dall’analisi dei dati di diversi anni del rendiconto capitolino relativi ai mutui e ai prestiti contratti da Roma Capitale e all’evoluzione del debito residuo.

I numeri raccontano una dinamica che merita attenzione: il debito residuo dell’Amministrazione capitolina passa da circa 1,07 miliardi di euro nel 2019 a oltre 2,4 miliardi nel 2025. Per il 2026 la tabella riporta un valore di circa 2,87 miliardi, mentre le previsioni per il 2028 indicano un debito residuo di circa 3,74 miliardi. Non si tratta soltanto di un aumento contabile. Dietro questi numeri ci sono impegni finanziari pluriennali che condizioneranno anche i bilanci delle future amministrazioni.

Il debito di Roma è più che raddoppiato in pochi anni

La serie storica del grafico 1 evidenzia una crescita particolarmente significativa negli ultimi anni. Questa visualizzazione rende immediatamente percepibile il peso dell’eredità lasciata dalle varie amministrazioni capitolina. La progressione del debito residuo di Roma Capitale non mostra segni di frenata. In soli sei anni, dal 2019 al 2025, lo stock ha registrato un incremento di 1,33 miliardi di euro (+123%), passando da 1,07 a 2,4 miliardi. Una crescita che ha subito un’accelerazione decisiva con l’amministrazione Gualtieri: dai 1,52 miliardi del 2022 si è passati ai quasi 2 miliardi del consuntivo 2024. E le proiezioni per il futuro restano al rialzo: il debito è stimato a 2,87 miliardi per il 2026, per spingersi oltre quota 3,7 miliardi nel 2028.

Grafico 1 – Responsabilità politica e finanziaria: evoluzione del debito residuo (2008-2028).Fonte: elaborazione dati rendiconto analisi finanziaria di Roma Capitale *dati provvisori

La crescita non sembra destinata ad arrestarsi nel breve periodo. Se le previsioni saranno confermate, nel 2028 il debito residuo sarà superiore di circa 2,66 miliardi rispetto al 2019.

L’andamento del debito ordinario di Roma Capitale racconta una storia che si intreccia con quella delle amministrazioni che si sono succedute alla guida della città.

Per valutare le scelte delle diverse amministrazioni non basta, quindi, osservare quanto debito sia stato contratto o quanto debba essere restituito. Occorre verificare anche quali opere siano state finanziate, quante siano state effettivamente realizzate e quali risultati abbiano prodotto. È su questo terreno che il rapporto tra indebitamento, investimenti e qualità dei servizi pubblici diventa una questione di trasparenza e responsabilità nei confronti dei cittadini.

È un dato che pone una questione politica e amministrativa: quanto spazio resterà nei futuri bilanci comunali per finanziare nuovi servizi e interventi, una volta soddisfatti gli impegni derivanti dai prestiti contratti negli anni precedenti?

Quasi 1,9 miliardi di nuovi prestiti tra il 2019 e il 2025

Per comprendere meglio l’origine di questa crescita, è utile analizzare il grafico 2, che dettaglia i mutui e i prestiti contratti dal 2019 al 2025 per tipologia di intervento.

Il totale dei nuovi finanziamenti riportato è pari a 1.882.644.157 euro, quasi 1,9 miliardi. La distribuzione annuale evidenzia un’accelerazione particolarmente marcata negli ultimi due esercizi a guida Gualtieri.

Nel 2025 i nuovi finanziamenti raggiungono quasi 539 milioni di euro, circa il 28,6% dell’intero ammontare dei prestiti contratti nel periodo 2019-2025. Rispetto al 2023, quando i nuovi finanziamenti erano pari a circa 189,5 milioni, nel 2025 il valore è quasi triplicato.

Il dato del 2024, con 393,9 milioni, segna già un forte incremento rispetto agli anni precedenti. Nel 2025 si registra un ulteriore aumento di circa il 37%.

Grafico 2 – Evoluzione del nuovo debito ordinario di Roma Capitale e rispetto del limite (ex art. 204 TUEL). Anni 2019 – 2025. Fonte: elaborazione dati rendiconto analisi finanziaria di Roma Capitale

Non siamo quindi di fronte a un ricorso marginale all’indebitamento, ma a una componente rilevante della strategia di finanziamento degli investimenti comunali capitolini. L’incidenza dei nuovi mutui sul totale dei primi tre titoli delle entrate tributarie ed extratributarie incassate dal Comune due anni prima è un indicatore utile: 1,12% nel 2019, 0,93% nel 2020, 0,58% nel 2021, 0,77% nel 2023, 0,90% nel 2024 e 0,82% nel 2025, ma non misura da solo la sostenibilità complessiva del debito ordinario di Roma.

I cittadini romani continuano a sostenere il peso di una pressione fiscale locale particolarmente elevata. L’addizionale comunale IRPEF, pari allo 0,9% per i redditi imponibili superiori a 14.000 euro, è stata portata a questo livello nel 2011 anche per contribuire al risanamento del debito pregresso di Roma Capitale, attraverso la gestione commissariale. Una maggiorazione fiscale che, nata per affrontare una pesante eredità finanziaria, continua a incidere sui redditi dei contribuenti romani.

Il costo del debito: nel 2025 oltre 134 milioni per le rate

L’indebitamento non si esaurisce con la sottoscrizione di un mutuo. Ogni finanziamento genera obblighi di restituzione che si distribuiscono negli anni successivi.

Il grafico 3 consente di osservare proprio questo aspetto, distinguendo la quota interessi dalla quota capitale. Questo grafico è fondamentale perché, a differenza dei volumi dei mutui contratti o dello stock del debito residuo, mostra esattamente quanti soldi escono ogni anno dalle casse del Comune (soldi tolti ai servizi) per pagare i creditori.

  • Periodo 2009-2013 (onda lunga dell’indebitamento): l’impennata iniziale dei mutui contratti si traduce in una crescita verticale delle rate. In pochi anni, il costo annuale passa da 4 milioni a oltre 81 milioni di euro.
  • Periodo 2014-2021 (la riduzione del servizio del debito): dopo la forte crescita degli anni precedenti, questa fase è caratterizzata da un progressivo ridimensionamento degli oneri annuali per il rimborso dei prestiti. La rata passa dai livelli più elevati raggiunti nella fase precedente a 67,6 milioni di euro nel 2019, scende a 40,6 milioni nel 2020, toccando il minimo del periodo considerato, e risale a 63,8 milioni nel 2021. Si tratta di una fase in cui il peso annuale del servizio del debito risulta sensibilmente più contenuto rispetto agli anni precedenti, con maggiori margini di manovra per il bilancio capitolino.
  • Periodo 2022-2028 (l’esplosione dei costi): è la parte più allarmante del grafico. I massicci indebitamenti previsti per il triennio 2024-2026 (fino al picco del 2027) comporteranno un conto durissimo. Si passa dai 75 milioni del 2022 agli oltre 110 milioni del 2024, per arrivare alla cifra monstre di 237,9 milioni di euro previsti per il 2028.

Il dato politicamente e finanziariamente più rilevante è proprio la quota Interessi (in rosso): nel 2028, il Comune pagherà ben 88 milioni di euro di soli interessi passivi annui (un costo “a vuoto” enorme rispetto ai circa 20-30 milioni storici della fase di stabilità).

Grafico 3 – Evoluzione della rata annuale del debito ordinario di Roma Capitale. Anni 2009-2028.Fonte: elaborazione dati rendiconto analisi finanziaria di Roma Capitale * dato di previsione

Questa massa di uscite future rappresenterà un vincolo rigidissimo per le amministrazioni che governeranno la Capitale tra il 2026 e il 2028.

Nel 2025 la rata complessiva riportata ammonta a circa 134,8 milioni di euro, di cui: 40,2 milioni per interessi; 94,6 milioni per restituzione del capitale. Nel 2026 si prevede che la rata salga a circa 155,6 milioni, con 46 milioni di interessi e 109,6 milioni di quota capitale. Per il 2028 è indicato un importo complessivo previsto di circa 237,9 milioni di euro. La crescita degli oneri finanziari è evidente: la quota interessi passa da 20,6 milioni nel 2019 a 40,2 milioni nel 2025 e a 46 milioni nel 2026.

Le rate rappresentano impegni che devono essere sostenuti con le risorse del bilancio comunale e che, pertanto, riducono i margini di manovra per le amministrazioni future.

Non significa che il pagamento delle rate impedisca automaticamente di finanziare nuovi servizi, ma che una parte crescente delle risorse dovrà essere destinata al rispetto degli impegni finanziari già assunti.

Ma dove finiscono i soldi dei prestiti? Le strade assorbono oltre 572 milioni di euro

Ma quali sono gli interventi finanziati attraverso questi nuovi prestiti? La classificazione per tipologia consente di individuare le principali destinazioni delle risorse.

Il Grafico 4 analizza l’impiego del nuovo debito contratto da Roma Capitale (2019-2025), calcolando il totale cumulato in milioni di euro per le principali macro-categorie. La scomposizione dei dati (vedi dettaglio) fa emergere immediatamente le priorità di investimento che hanno caratterizzato le giunte Raggi e Gualtieri.

Grafico 4 – Destinazione dei nuovi mutui/prestiti per tipo di intervento, totale cumulato. Anni 2019-2025. Fonte: elaborazione dati rendiconto analisi finanziaria di Roma Capitale

L’analisi della composizione dei finanziamenti contratti nel periodo 2019-2025 evidenzia una forte concentrazione delle risorse su infrastrutture, patrimonio immobiliare e servizi pubblici.

La quota più consistente riguarda la viabilità. Le opere stradali, comprese quelle relative a ponti e altre opere comunali, assorbono circa 458 milioni di euro, ai quali si aggiungono oltre 114 milioni destinati alla manutenzione delle strade comunali.

Nel complesso, gli interventi sulla rete stradale raggiungono quindi 572,3 milioni di euro, pari a oltre il 30% del totale dei finanziamenti contratti nel settennio. Si tratta della principale destinazione dell’indebitamento capitolino, che conferma il peso attribuito alla riqualificazione e alla manutenzione della rete viaria.

Tra le altre voci di maggiore rilievo figurano gli investimenti nel patrimonio immobiliare: 200,5 milioni di euro sono destinati all’acquisto e alla manutenzione di immobili, tra cui alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), mercati comunali e centri di assistenza. Seguono gli interventi di edilizia scolastica, con circa 136,8 milioni di euro.

Sul fronte dei servizi pubblici, il ciclo dei rifiuti registra finanziamenti per circa 127,5 milioni di euro, concentrati nell’esercizio 2024. L’acquisto di automezzi pubblici ammonta invece a oltre 113,3 milioni, una cifra rilevante ma da leggere considerando la sua distribuzione temporale: oltre 103 milioni sono stati contratti già nel 2019, durante l’amministrazione Raggi. Il confronto con l’intero settennio ridimensiona dunque il peso relativo di questa voce rispetto a quanto emergeva dall’analisi del solo 2019.

Completano il quadro gli investimenti nella Metropolitana, pari a circa 96,5 milioni di euro, concentrati prevalentemente tra il 2021 e il 2024, e quelli destinati al verde pubblico e ai parchi.

I dati descrivono le finalità dei finanziamenti contratti, ma non consentono, da soli, di valutare lo stato di realizzazione degli interventi né i benefici effettivamente prodotti per la città.

Verde pubblico: quasi 99 milioni di euro di nuovi finanziamenti

Tra le voci che meritano comunque un approfondimento c’è quella relativa a parchi e verde pubblico dove si evidenzia una distribuzione annuale particolarmente interessante. Nel periodo 2019-2025 risultano contratti finanziamenti per circa 98,8 milioni di euro. Infatti nel solo biennio 2024-2025 si concentrano quindi oltre 71 milioni di euro, circa il 72% dell’intero ammontare destinato a questa tipologia.

È un investimento importante, ma pone una domanda: quali interventi sono stati effettivamente realizzati, quali aree verdi sono state riqualificate e quali risultati concreti sono oggi visibili nei quartieri?

Per valutare l’efficacia di queste risorse non basta conoscere l’importo dei finanziamenti. Occorre verificare lo stato di attuazione delle opere, i tempi di realizzazione e la qualità degli interventi. Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato a tutte le principali voci di investimento.

Non basta sapere quanto Roma si indebita: bisogna verificare cosa realizza

I dati mostrano una città che ricorre in misura crescente a mutui e prestiti per finanziare investimenti. Indebitarsi per realizzare opere pubbliche non è di per sé un fatto negativo. Il ricorso al credito può essere uno strumento legittimo per finanziare infrastrutture e interventi destinati a produrre benefici anche per le generazioni future.

Il problema si pone quando l’aumento del debito non è accompagnato da un’adeguata capacità di realizzazione, da una programmazione efficace e da una verifica trasparente dei risultati.

Un finanziamento destinato alla manutenzione stradale, ad esempio, dovrebbe tradursi in strade effettivamente riqualificate. Un prestito per il verde pubblico dovrebbe produrre parchi curati, nuove alberature e spazi fruibili. Un finanziamento per l’edilizia scolastica dovrebbe migliorare la sicurezza e la qualità degli edifici.

È su questa corrispondenza tra risorse finanziarie, opere realizzate e risultati che dovrebbe concentrarsi il controllo pubblico e le battaglie delle opposizioni in Campidoglio.

Il quadro complessivo è quello di un indebitamento in forte espansione: quasi 1,9 miliardi di nuovi finanziamenti contratti nel periodo 2019-2025 e un debito residuo che, secondo i valori riportati, potrebbe arrivare a circa 3,7 miliardi nel 2028.

La questione non è soltanto se Roma possa permettersi di indebitarsi ancora, ma se sia in grado di trasformare questo crescente ricorso al credito in investimenti efficaci, opere concluse e servizi migliori.

Perché il debito pubblico non si misura soltanto in miliardi di euro da restituire. Si misura anche nel valore delle opere che lascia alla città e nei benefici che produce per chi la abita.

E allora la domanda da rivolgere all’Amministrazione capitolina a guida Gualtieri è semplice: a fronte di quasi 1,9 miliardi di nuovi prestiti, quali risultati concreti possono già essere verificati dai cittadini?

 

Lascia un commento