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La Tassa più odiata dai romani onesti: la Ta.ri.

Leggi 1° relazione del 21 dicembre 2018 su criticità gestione AMA S.p.A.

Leggi richiesta commissione congiunta bilancio ambiente su riscossione della TARI del 7 marzo 2019

Leggi PEC ipotesi fondi occulti Esposto del 20 giugno 2019 sulla TARI

Leggi proposta di delibera su TARI del 2019  Bocciata l’8 aprile 2021

 Leggi verbale 5 agosto 2019 Sollecito richiesta commissione bilancio mai calendarizzata

Leggi interrogazione 5 ottobre 2019 su controllo analogo inviata con PEC

Leggi Interrogazione su domiciliazione TARI del 20 novembre 2020 risposta interrogazione TARI

Leggi la relazione aggiornata al 2021

Leggi delibera Piano risanamento

  1. Premessa

“La TAssa RIfiuti è l’imposta più evasa d’Italia, ogni anno quasi una famiglia su cinque non la paga  rappresentando il 20% dei corrispettivi dovuti: un ammanco pari a quasi 2 miliardi di euro per le casse degli enti locali” (Crif Ratings).

A Roma invece chi paga la Ta.Ri.?

Gli abitanti della Capitale da anni pagano la tariffa sui rifiuti più alta d’Italia per la cattiva gestione dell’azienda comunale e soprattutto per la scarsa riscossione della stessa creando buchi di bilancio ed enormi ricadute sui cittadini in termini di inefficienza dei servizi ricevuti.

In pratica solo un romano su tre paga la Ta.Ri., gli altri due o sono evasori totali oppure non ricevono a casa nemmeno il bollettino o semplicemente non risultano in alcun database (Crif Ratings). Così, anche se l’Ama afferma di incassare quasi l’80% di quanto fatturato, sembra che invece di riscuotere i più di 750 milioni di euro messi in preventivo, al Campidoglio arrivino solo il 25% della tariffa, con un mancato incasso di quasi 650 milioni nelle casse del Comune.

Ma perché tanta inefficienza nella riscossione della Ta.Ri.?

“Nel 2002 Roma ha affidato ad AMA la gestione della Ta.Ri., seppure in presenza di un trend storico di incassi della pregressa TARSU dell’ordine di appena 55-60%, anche perché l’azienda non era adeguatamente strutturata (in termini di know how necessario e di risorse umane e tecniche occorrenti) per la gestione di una “entrata” destinata ex lege a coprire integralmente i costi del servizio (ex art. 49 D.lgs. 22/1997 cosiddetto Decreto Ronchi)”.

Dal 2003 AMA ha registrato difficoltà di incasso della Tariffa per la gestione dei rifiuti che hanno comportato, negli anni successivi, da un lato la necessità di effettuare accantonamenti al fondo svalutazione crediti a fronte di eventuali e futuri mancati incassi delle fatture emesse e da emettere a titolo di Tariffa Rifiuti e, dall’altro lato, l’aumento dell’indebitamento finanziario a breve, necessario a garantire i flussi della gestione corrente.

Questo ha indotto la società da una parte a far ricorso al progressivo indebitamento bancario per 500 milioni di euro e dall’altra a rilevare perdite su crediti registrate a settembre 2008, a cui è seguita il 23 dicembre 2009 la prima ricapitalizzazione della Società sottoscrivendo un contratto di finanziamento con un Pool di otto banche.

L’indebitamento bancario a breve termine è stato strettamente connesso all’affidamento ad AMA della gestione della Ta.Ri. dal 2003″ (leggi allegati alla delibera di Giunta del 2 marzo 2021).

Soltanto a partire dagli esercizi 2012, 2013, 2014 e 2015 sono caratterizzati dal decremento sia dell’indebitamento finanziario e commerciale, sia dei crediti verso clienti per effetto, rispettivamente, dell’incremento degli incassi e delle azioni di bonifica del database Ta.Ri.. Infine, anche nel corso del 2016 è proseguito il processo di riduzione dei crediti verso l’utenza Ta.Ri. e la contestuale riduzione dei debiti bancari a medio-lungo termine.

Fino all’anno 2016 il credito derivante dal contratto di servizio di igiene urbana veniva regolato tramite compensazione con gli incassi Ta.Ri.; dall’anno 2017 la regolazione avviene tramite pagamento di Roma Capitale che, dal 2018, avviene con regolarità mensile, contribuendo alla riduzione dell’indebitamento bancario.

Nel 2019 Roma Capitale ha infatti riscosso effettivamente nelle sue casse soltanto il 25% della tariffa (vedi grafico a questo post) nonostante è stata revisionata la procedura di riscossione della tariffa internalizzando l’attività. La percentuale in conto competenza nel 2019 è stata di appena il 17%, ed abbiamo a fine anno 2019 un residuo della TARI per 1,9 miliardi di euro.

Nel 2020 la situazione non è migliorata, nonostante le attività di internalizzazione della tariffa sono proseguite, i residui al 31 dicembre ammontavano alla enorme cifra di 476 milioni di euro con una capacità di riscossione in un anno di appena il 26,3%, confermando che non si è avuto nessun miglioramento nella riorganizzazione della gestione della tariffa.

Al 31 dicembre 2020, la Società ha restituito un importo complessivamente pari a circa 156,6 milioni  di euro.

Nell’Assemblea del 25 giugno 2020 il Socio ha richiesto all’Organo Amministrativo, all’Organo di revisione e al Collegio Sindacale, ciascuno per i propri ambiti di competenza, di produrre entro il termine di 45 giorni una specifica e documentata relazione in ordine alle vicende connesse alla gestione della Tari a partire dall’anno 2010 evidenziando in particolar modo l’utilizzo dei fondi da parte della Società ed individuando le azioni da adottare anche sotto il profilo delle responsabilità gestionali; è proseguita nel frattempo l’attività di riconciliazione della situazione creditoria/debitoria in contraddittorio con la società, culminata nella predisposizione del Piano di risanamento, finalizzato alla messa in sicurezza della situazione economico finanziaria di Ama e alla risoluzione delle criticità emerse.

Nel 2020, la Società AMA S.p.A. ha dovuto presentare un’ipotesi di Piano di rientro del Debito Ta.Ri., accolta dal socio Roma Capitale, che ha consentito ad AMA di estinguere il debito nel mese di luglio 2021.

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