Verde a Roma: più alberi sulla carta, ma quanti sono davvero in più?

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Il paradosso del verde romano: primato assoluto, ma bassa densità

Roma detiene il primato tra le città considerate per superficie complessiva di verde urbano, con 4.729,47 ettari nel 2023, in aumento rispetto ai 4.669,83 ettari del 2022 (+59,64 ettari).

Questo dato deve tuttavia essere interpretato alla luce dell’ampiezza del territorio comunale: a seconda della fonte e del perimetro di riferimento, la superficie di Roma è indicata in circa 128.279-128.736 ettari. Nel 2023, il verde urbano rappresenta appena il 3,7% della superficie comunale, una quota superiore, seppure di poco, alla media nazionale del 3,0%.

La dimensione del patrimonio verde romano non si traduce automaticamente in una copertura territoriale altrettanto elevata.

La mappa evidenziata di seguito e l’analisi dei dati territoriali dell’ufficio di statistica di Roma evidenziano una forte concentrazione del suolo consumato nel centro di Roma. Su una superficie amministrativa complessiva di 128.279 ettari (che le elaborazioni spaziali GIS quantificano in circa 128.690 ettari a causa delle variazioni costiere e idrografiche), il suolo consumato ammonta a 30.787 ettari, pari al 24% del territorio. Questo dato medio, tuttavia, nasconde profondi squilibri: nei territori centrali, come il Municipio I (con ben il 74,6% di incidenza di suolo consumato), il Municipio II (68,6%) e il Municipio V (64,1%), l’edificato e le superfici impermeabilizzate formano un tessuto urbano quasi continuo.

Al contrario, le periferie e i settori più esterni beneficiano del restante 76% di suolo non consumato (97.492 ettari dichiarati). Questo enorme “polmone” è però costituito prevalentemente da aree agricole o erbacee temporanee (61.574 ettari, il 48% del territorio) e boschi di latifoglie (20.525 ettari, il 16%), spesso inclusi nelle ampie riserve naturali statali e regionali. Questa ricchezza periferica non compensa la limitata disponibilità di verde urbano attrezzato di prossimità, che incide per appena il 3,7% sull’intero territorio cittadino.

Questa polarizzazione assume una criticità vitale di fronte alle ondate di calore. Nelle aree centrali, l’alta densità degli edifici e l’asfalto favoriscono l’accumulo e la permanenza del calore, innescando l’effetto “isola di calore urbana” e riducendo il raffrescamento naturale garantito dall’evapotraspirazione. Durante gli episodi di caldo estremo, lo stress termico aumenta drasticamente, determinando rischi potenzialmente letali per le fasce di popolazione più vulnerabili, come anziani o persone con patologie croniche.

Non tutto il verde è “urbano”: la composizione del territorio

Per comprendere questa apparente contraddizione è necessario considerare la struttura del territorio della Capitale. Dal 2018, la superficie territoriale di Roma risulta stabilizzata a 128.279 ettari. Come illustrato nell’approfondimento Consumo di suolo a Roma: 30 mila ettari artificializzati, le differenze tra centro e periferie, il suolo artificializzato e urbanizzato occupa circa il 24% del territorio comunale, mentre il restante 76% è costituito da superfici non artificializzate caratterizzato dalla presenza di aree agricole, spazi naturali e parchi. 

Oltre 61.378 ettari sono destinati a uso agricolo, pari a quasi la metà della superficie comunale. A questi si aggiungono circa 41.500 ettari di aree naturali protette e parchi agricoli che, nel 2023, rappresentano il 32,3% del territorio, rispetto a una media nazionale del 16,9%.

Anche la composizione della copertura del suolo conferma il peso delle superfici erbacee: la categoria Erbaceo temporaneo occupa il 48% del territorio e quella Erbaceo permanente un ulteriore 5%. Nel complesso, queste due categorie rappresentano il 53% della superficie comunale. La vegetazione arborea e arbustiva copre invece il 21% del territorio, ripartito tra latifoglie (16%), conifere (3%) e arbusti (2%).

Figura 1 – Superficie e tipologia di copertura del suolo di Roma. Anno 2021Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma CapitaleFonte: Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

Questi dati mettono in evidenza una distinzione essenziale per valutare la qualità e la disponibilità del verde nella Capitale: la presenza di ampie superfici agricole e naturali non coincide necessariamente con una maggiore disponibilità di verde urbano accessibile e fruibile dai cittadini. Si tratta di componenti territoriali differenti, che devono essere analizzate separatamente per comprenderne le caratteristiche, le funzioni e le modalità di utilizzo.

L’analisi del verde urbano romano deve andare oltre il dato aggregato degli ettari complessivi e approfondire la distribuzione delle superfici all’interno del territorio comunale.

Una distribuzione fortemente disomogenea tra i Municipi

Il patrimonio verde di Roma Capitale ricade sotto la responsabilità del Dipartimento Tutela Ambientale, dei Municipi e della Sovrintendenza Capitolina, mentre numerose aree naturali protette sono gestite da RomaNatura o da altri enti competenti.

All’interno del tessuto urbano, il verde si distingue in grandi parchi, verde attrezzato di quartiere, verde storico-archeologico, arredo stradale, aree di sosta e verde speciale, a cui si aggiungono, tra le altre tipologie, verde scolastico, orti urbani e aree boschive.

Figura 2 – Tipologie di metri quadri di Aree verdi in manutenzione al Dipartimento Tutela ambientale per Municipio. Anno 2022Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

Roma detiene il primato tra i grandi comuni italiani per estensione assoluta delle aree naturali protette, che nel 2021 si estendevano complessivamente per 46.436 ettari, comprendendo riserve statali, parchi regionali, riserve naturali regionali, parchi urbani, monumenti naturali e aree marine protette.

Tra le aree più estese figurano la Riserva naturale statale del Litorale Romano (8.000 ettari), il Parco naturale regionale di Bracciano-Martignano (7.000 ettari), la Riserva naturale di Decima-Malafede (6.145 ettari), il Parco naturale regionale di Veio (6.000 ettari), la Tenuta di Castel Porziano (5.892 ettari) e la Riserva naturale della Marcigliana (4.696 ettari).

A queste si aggiungono il Parco regionale dell’Appia Antica, i Parchi regionali urbani (Aguzzano e Pineto), diversi Monumenti naturali (come il Fosso della Cecchignola e il Lago ex SNIA) e un’Area naturale marina protetta (le Secche di Tor Paterno, che copre 1.378 ettari in mare).

Il totale di 46.436 ettari definisce l’esatta estensione dei parchi e delle riserve formalmente istituite, che si sovrappongono in gran parte alla vocazione non artificializzata e agricola del vasto territorio romano.

È pertanto essenziale distinguere queste aree dal verde urbano in senso stretto, costituito da parchi cittadini, giardini e verde attrezzato: quest’ultimo rappresenta circa il 3,7% della superficie comunale romana, con oltre 4.700 ettari nel 2023, mentre i dati del Dipartimento Tutela Ambientale relativi al 2022 indicano 4.329,18 ettari di verde in manutenzione distribuiti nei 15 Municipi.

La composizione del verde gestito dal Dipartimento tutela ambientale ad esempio evidenzia la prevalenza dei grandi parchi urbani, con 2.020,27 ettari, pari al 46,7% del totale, seguiti dal verde attrezzato di quartiere, con 1.216,65 ettari (28,1%), dal verde storico-archeologico, con 569,40 ettari (13,2%), dall’arredo stradale, con 313,21 ettari (7,2%), dalle aree di sosta, con 183,70 ettari (4,2%), e dal verde speciale, con 25,93 ettari (0,6%). I grandi parchi e il verde attrezzato di quartiere rappresentano insieme circa il 74,8% della superficie gestita.

La distribuzione territoriale è fortemente disomogenea: il Municipio X registra la maggiore estensione, con 1.238,11 ettari, di cui 1.186,85 appartenenti ai grandi parchi urbani, grazie soprattutto alla presenza di aree del litorale romano come la Pineta di Castel Fusano, il Parco del Canale dello Stagno e la Pineta delle Acque Rosse.

All’estremo opposto si colloca il Municipio XIII, con 48,09 ettari di verde in manutenzione al Dipartimento, un dato che non comprende necessariamente tutte le aree naturali presenti nel territorio, alcune delle quali sono sottoposte a regimi di tutela o gestione differenti.

Anche la disponibilità pro capite evidenzia divari significativi: la media cittadina del verde in manutenzione al Dipartimento è pari a 15,4 m² per abitante, ma questo indicatore descrive soltanto le superfici comprese nel perimetro gestionale considerato e non l’intero patrimonio verde accessibile ai residenti.

Differenze rilevanti emergono anche nell’analisi delle singole tipologie: il Municipio II presenta la maggiore estensione di verde storico-archeologico, con 262,13 ettari, seguito dal Municipio XII con 186,72 ettari e dal Municipio I con 77,30 ettari; per il verde attrezzato di quartiere primeggia invece il Municipio IX, con 286,32 ettari, seguito dal Municipio IV con 143,62 ettari e dal Municipio VI con 142,03 ettari.

Per valutarne correttamente la disponibilità e l’equità distributiva è quindi necessario mantenere distinte le categorie territoriali e approfondire le differenze tra Municipi, considerando non soltanto le superfici complessive, ma anche la tipologia delle aree, la loro accessibilità e la popolazione che può effettivamente beneficiarne.

Figura 3 – Verde procapite per municipio di Roma (m² per abitante). Anno 2022Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

Il decentramento amministrativo: una sfida gestionale

La distribuzione del verde urbano tra i Municipi di Roma nel 2022 presenta differenze significative non soltanto in termini di superficie, ma anche per numero di aree gestite dal dipartimento tutela ambientale e modalità organizzative. I Municipi I e IX dispongono rispettivamente di 210 e 211 aree verdi, mentre il Municipio X ne conta appena 7, pur detenendo la maggiore superficie complessiva (i dati non tengono conto delle aree decentrate che saranno resi disponibili con la pubblicazione del 2023).

Figura 4 – Numero aree per municipio di Roma. Anno 2022Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

Un elemento fondamentale per interpretare la distribuzione delle superfici è rappresentato dalla Deliberazione della Giunta Capitolina n. 361 del 21 dicembre 2021, che ha definito gli indirizzi per il decentramento della gestione del verde urbano, prevedendo il trasferimento ai Municipi di specifiche aree e delle risorse finanziarie necessarie alla loro manutenzione. Il provvedimento riguarda le aree inferiori a 20.000 m², per una superficie complessiva di circa 503 ettari. Restano escluse le aree archeologiche, i grandi parchi, le ville storiche e quelle sottoposte a specifici vincoli.

La ripartizione delle superfici interessate dal decentramento evidenzia un carico gestionale disomogeneo. Il Municipio IX presenta la dotazione maggiore, con 73,97 ettari. Tra il 2021 e il 2023, la superficie censita come manutenuta centralmente si riduce di circa 540 ettari, pari al 12,5%; nel solo 2023, la diminuzione rispetto all’anno precedente è di circa 110 ettari.

Questa contrazione della superficie censita non dimostra, di per sé, una perdita fisica di verde urbano: ma riflette l’aggiornamento delle informazioni amministrative per effetto del decentramento della gestione del verde urbano. Questi indirizzi costituiscono quindi un passaggio rilevante nella riorganizzazione della gestione del verde pubblico romano, ma la sua efficacia non può essere valutata sulla sola base delle superfici formalmente trasferite.

L’emergenza del patrimonio arboreo e il saldo negativo

Il patrimonio arboreo di Roma Capitale richiede una gestione continuativa, basata su dati aggiornati, manutenzione programmata e monitoraggio del ricambio degli alberi.

Sul fronte della manutenzione ordinaria e straordinaria, i dati relativi al periodo 2013-2022 mostrano una marcata riduzione degli interventi ordinari, passati dagli 83.000 del 2014 ai 18.000 del 2021, con una ripresa a 21.244 nel 2022. Quest’ultimo valore resta inferiore di circa il 74% rispetto al picco del 2014. L’andamento deve essere interpretato tenendo conto dei cambiamenti nelle modalità di gestione e contabilizzazione degli interventi, poiché una parte della manutenzione è stata affidata a soggetti esterni.

Un fattore rilevante è rappresentato anche dalle conseguenze dell’inchiesta Mafia Capitale: a partire da dicembre 2014, le indagini giudiziarie determinarono la sospensione cautelativa e il successivo annullamento di gare per il verde pubblico, con ripercussioni sulla continuità della manutenzione. Tale vicenda si inserì in un quadro già caratterizzato dalla contrazione delle risorse e dall’insufficiente dotazione del servizio comunale. 

Figura 5 – Numero di Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del verde urbano. Anni 2013-2022Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

Riguardo gli interventi di manutenzione delle alberature di Roma Capitale si evidenzia una forte crescita delle potature, passate da 2.000 interventi nel 2019 a 33.635 nel 2022, anno in cui le nuove piantumazioni hanno raggiunto 2.499 alberi, a fronte di 2.994 abbattimenti.

A questa criticità si aggiunge il saldo arboreo complessivo negativo di 10.544 alberi nel biennio 2022-2023, riportato nell’analisi.

 Figura 6 – Interventi di manutenzione delle alberature di Roma Capitale. Anni 2013-2022Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

 Il censimento del 2016 di 314.533 alberature, non rappresenta più l’unico riferimento disponibile per l’analisi del patrimonio arboreo di Roma Capitale, e presenta limiti che ne condizionano l’utilizzo per valutare la consistenza attuale delle alberature. Si trattava infatti di una rilevazione speditiva, riferita a uno specifico perimetro e caratterizzata da criteri di censimento che devono essere verificati prima di effettuare confronti temporali.

Figura 7– Distribuzione delle alberature per tipologia e municipio. Anno 2016Fonte Elaborazione dati Ufficio di Statistica di Roma Capitale

Un aggiornamento significativo è stato presentato con il Bilancio arboreo 2021-2025, che dichiara 390.054 alberi al 31 dicembre 2025. Nel periodo considerato, oltre alle 67.640 nuove piantagioni e ai 29.842 decrementi dichiarati, sono stati individuati e aggiunti al censimento 36.372 alberi già esistenti e precedentemente non censiti. Questi aggiornamenti rappresentano un passo avanti, ma per valutare l’effettiva evoluzione del patrimonio arboreo è necessario verificare la comparabilità dei dati nel tempo e distinguere l’incremento reale degli alberi da quello dovuto all’ampliamento del censimento. Occorre quindi disporre di informazioni aggiornate, georeferenziate e confrontabili, che consentano di ricostruire in modo trasparente il bilancio arboreo, separando le nuove piantumazioni dagli alberi preesistenti inseriti per la prima volta nella banca dati, dagli abbattimenti e dagli schianti.

Nel 2024 infatti Roma Capitale ha avviato la piattaforma digitale Greenspaces sviluppata da un’azienda privata, R3GIS, per la mappatura e il monitoraggio del verde urbano e, nel maggio 2026, ha presentato il Bilancio arboreo 2021-2025, riportando 390.054 alberi censiti al 31 dicembre 2025. Roma Capitale collega questo risultato al lavoro di raccolta e verifica delle informazioni e alla progressiva digitalizzazione delle attività gestionali.

Il sistema Greenspaces è stato descritto come open source e con dati esportabili nel Rapporto alla Città del novembre 2024. È un elemento positivo, perché può favorire la portabilità dei dati e ridurre la dipendenza dal fornitore. Il passaggio da 315.884 alberi censiti nel novembre 2021 a 390.054 al 31 dicembre 2025 evidenzia un incremento formale di 74.170 unità. Di questo aumento, 37.798 alberi rappresentano il saldo netto dichiarato tra le nuove piantumazioni e le perdite registrate: alle 67.640 nuove alberature messe a dimora vengono sottratti 29.136 abbattimenti e 706 schianti. Questo saldo, tuttavia, non certifica da solo l’effettiva crescita fisica del patrimonio arboreo, poiché occorrerebbe verificare anche la sopravvivenza delle nuove piante e la completezza dei dati sulle perdite.

La qualità della gestione non si misura soltanto dal numero di alberi censiti o messi a dimora, ma dalla capacità di conservare il patrimonio esistente, compensare le perdite e garantire l’attecchimento e la sopravvivenza delle nuove alberature nel tempo. La tecnologia satellitare può essere utile per individuare e monitorare la vegetazione, ma non sostituisce automaticamente il sopralluogo di un tecnico per verificare le condizioni di salute e la stabilità di una singola alberatura.

I restanti 36.372 alberi erano già presenti sul territorio, ma sono stati inseriti nel censimento soltanto successivamente. Si tratta, quindi, di un incremento della consistenza registrata, non di nuove alberature: questi alberi contribuivano già al patrimonio verde della città, pur non risultando nei precedenti archivi comunali.

È pertanto importante distinguere l’aumento del numero di alberi censiti dalla crescita effettiva del patrimonio arboreo. Presentare l’incremento complessivo di 74.170 unità come se corrispondesse interamente a nuovi alberi messi a dimora sarebbe fuorviante, perché quasi la metà deriva dall’emersione statistica di alberature preesistenti.

Una comunicazione trasparente dovrebbe riportare separatamente le nuove piantumazioni, le perdite e gli alberi preesistenti aggiunti al censimento, consentendo ai cittadini di valutare con maggiore precisione i risultati della gestione del verde.

L’analisi suggerisce quindi l’urgenza di rafforzare il verde urbano, aumentare l’ombreggiamento degli spazi pubblici e de-impermeabilizzare i suoli proprio nelle zone più densamente costruite. Tuttavia, questo obiettivo climatico e sanitario deve oggi confrontarsi con le attuali sfide gestionali emerse dai dati: il preoccupante deficit del patrimonio arboreo (con un saldo negativo di oltre 10.500 alberi registrato nel biennio 2022-2023) e la complessa transizione del decentramento amministrativo (Delibera 361/2021), che ha trasferito la gestione delle piccole aree verdi ai Municipi. Affiancare le misure di protezione sanitaria a una vera rigenerazione urbana richiederà non solo di piantare nuovi alberi, ma di garantirne il reale attecchimento e la manutenzione continua nei quartieri dove il cemento è prevalente.

Conclusioni: la necessità di un monitoraggio integrato.

L’analisi dei dati disponibili sul verde urbano di Roma Capitale evidenzia un patrimonio ambientale particolarmente esteso e diversificato, ma caratterizzato da una distribuzione territoriale disomogenea e da differenze significative nella disponibilità di verde gestito per abitante.

I dati relativi al 2022 mostrano che le superfici sottoposte alla manutenzione del Dipartimento Tutela Ambientale sono concentrate in misura rilevante in alcuni Municipi, in particolare nel Municipio X, dove la presenza di grandi parchi urbani incide sensibilmente sul totale. In altri territori, invece, la dotazione di verde gestito risulta più contenuta. Queste differenze confermano la necessità di considerare non soltanto l’estensione complessiva delle superfici, ma anche la loro distribuzione, accessibilità e funzione rispetto ai bisogni della popolazione.

Per interpretare correttamente i dati è fondamentale distinguere il verde urbano gestito direttamente dall’Amministrazione capitolina dall’intero patrimonio verde e naturale della città. Le superfici agricole, le aree protette, i parchi regionali e gli spazi affidati ad altri enti possono infatti essere esclusi, in tutto o in parte, dagli inventari della manutenzione comunale. Di conseguenza, le superfici riportate nelle diverse fonti non sono necessariamente sovrapponibili: i valori relativi al verde complessivo, alle aree naturali protette e al verde gestito dal Dipartimento descrivono componenti differenti del territorio e devono essere letti tenendo conto dell’anno di riferimento, del perimetro e dei criteri di rilevazione adottati.

Anche il confronto con gli altri principali comuni italiani richiede di considerare congiuntamente la superficie assoluta del verde e la sua incidenza sul territorio comunale. Un’estensione elevata non implica necessariamente una distribuzione equilibrata degli spazi verdi fruibili, così come una quota significativa di territorio naturale o agricolo non corrisponde automaticamente a una maggiore disponibilità di giardini e parchi di prossimità.

Per Roma, questa distinzione è particolarmente importante: la presenza di vaste aree naturali e di grandi parchi costituisce una risorsa ambientale strategica, ma non elimina le differenze tra quartieri in termini di accesso quotidiano al verde, ombreggiamento e capacità di mitigare gli effetti del caldo urbano.

Un ulteriore aspetto riguarda la governance e la ripartizione delle responsabilità manutentive. Il decentramento di specifiche categorie di aree verdi ai Municipi ha modificato nel tempo il perimetro delle superfici gestite centralmente. La riduzione delle superfici riportate negli inventari del Dipartimento non può quindi essere interpretata automaticamente come una perdita fisica di verde: può riflettere anche trasferimenti di competenze e aggiornamenti amministrativi. Per valutare l’efficacia di questo modello occorre verificare se il decentramento sia stato accompagnato da risorse finanziarie adeguate, personale tecnico, programmazione degli interventi e standard di servizio omogenei. La qualità della gestione dipende infatti dalla continuità della manutenzione e dalla capacità di rispondere tempestivamente alle esigenze dei diversi territori, indipendentemente dal livello amministrativo responsabile.

Particolare attenzione merita il patrimonio arboreo, per il quale i dati storici e quelli più recenti richiedono un’attenta lettura metodologica. Il censimento del giugno 2016, che costituisce il riferimento della distribuzione delle alberature per Municipio e tipologia riportata nell’Annuario statistico, non deve essere considerato una fotografia esaustiva e aggiornata dell’intero patrimonio arboreo cittadino. La rilevazione era infatti caratterizzata da uno specifico perimetro e da criteri che ne limitano la comparabilità diretta con gli inventari successivi. I dati relativi agli interventi di manutenzione evidenziano inoltre la necessità di distinguere le attività effettuate dai risultati conseguiti: nel 2022, a fronte di 2.499 piantumazioni, sono stati registrati 2.994 abbattimenti. Nell’analisi è inoltre riportato un saldo complessivo negativo di 10.544 alberi nel biennio 2022-2023. Questi valori segnalano elementi di criticità, ma non sono sufficienti, da soli, a ricostruire l’intera evoluzione del patrimonio arboreo.

Il Bilancio arboreo 2021-2025 di Roma Capitale dichiara 390.054 alberi al 31 dicembre 2025, rispetto ai 315.884 censiti nel novembre 2021, con un incremento formale di 74.170 unità. Di queste, 67.640 sono attribuite a nuove piantumazioni, mentre 29.136 abbattimenti e 706 schianti costituiscono le perdite dichiarate. Il saldo netto aritmetico tra piantumazioni e perdite è quindi pari a 37.798 alberi. I restanti 36.372 alberi erano già presenti sul territorio, ma sono stati aggiunti successivamente al censimento. L’incremento del numero di alberi registrati non coincide pertanto interamente con un aumento fisico del patrimonio: una parte deriva dall’ampliamento delle informazioni disponibili e dall’emersione statistica di alberature preesistenti.

L’aggiornamento e la digitalizzazione del censimento, anche attraverso la piattaforma Greenspaces, rappresentano un’opportunità per migliorare la conoscenza del patrimonio arboreo e programmare gli interventi. Nonostante ciò, il dato complessivo del 2025 non può essere assunto automaticamente come prova di una crescita fisica equivalente del numero di alberi presenti in città. Per misurare tale crescita è necessario verificare la comparabilità dei censimenti, la copertura territoriale, l’assenza di duplicazioni e la sopravvivenza delle nuove piantumazioni. Occorre inoltre distinguere gli alberi messi a dimora da quelli effettivamente attecchiti, gli abbattimenti programmati dagli schianti, le sostituzioni dalle nuove alberature e gli alberi preesistenti registrati per la prima volta.

La disponibilità di dati georeferenziati, aggiornati e verificabili consentirebbe di ricostruire il bilancio arboreo per Municipio, localizzazione e tipologia, rendendo più trasparente la valutazione dei risultati. Aziende coinvolte nello sviluppo di servizi legati al progetto IRIDE finanziato con 1 miliardo di euro di fondi del PNRR alla realizzazione di una costellazione satellitare espressamente dedicata alla tutela dell’ambiente e del territorio (come e-GEOS) utilizzano i dati satellitari per supportare la gestione delle “città intelligenti”, integrando le rilevazioni dallo spazio con i gemelli digitali (Digital Twins). Un aspetto particolarmente rilevante del progetto IRIDE è il rilascio di dati gratuiti per tutta la pubblica amministrazione, sulla scia di quanto già avviene con altre costellazioni europee come Copernicus.

Nel complesso, la qualità della gestione del verde urbano non si misura soltanto attraverso gli ettari censiti o il numero di alberi piantati, ma attraverso la capacità di conservare il patrimonio esistente, garantire la continuità della manutenzione, assicurare una distribuzione equilibrata e accessibile degli spazi verdi e migliorare la resilienza della città agli effetti dei cambiamenti climatici.

Per Roma è quindi prioritario sviluppare un sistema informativo integrato che metta in relazione superfici, alberature, interventi manutentivi, responsabilità gestionali e risorse impiegate. Tale sistema dovrebbe consentire confronti temporali attendibili, evitando sovrapposizioni e doppi conteggi e distinguendo chiaramente le variazioni reali del patrimonio da quelle dovute all’aggiornamento degli inventari. Solo su questa base sarà possibile valutare con maggiore precisione l’efficacia delle politiche comunali, individuare le aree maggiormente carenti e orientare le risorse verso una gestione del verde più equa, trasparente e sostenibile.

Nota metodologica
La somma delle categorie di suolo non consumato è 97.493 ha; la differenza di 1 ha rispetto al totale dichiarato (97.492 ha) è dovuta ad arrotondamenti statistici. Inoltre, il calcolo della superficie totale su base spaziale GIS (128.690 ha) presenta uno scostamento dello 0,3% rispetto al dato amministrativo (128.279 ha), dovuto alla diversa definizione dell’attuale linea di costa e dei limiti idrografici. L’elaborazione visiva e strutturale della mappa è stata realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale, basandosi rigorosamente sui dati e sulle geometrie ufficiali forniti dall’Ufficio di Statistica di Roma Capitale e da ISPRA.
La tavola riporta il censimento delle alberature di Roma Capitale riferito a giugno 2016, articolato per Municipio e tipologia di localizzazione. Il dato non è direttamente confrontabile con quello di 390.054 alberi dichiarato nel Bilancio arboreo 2021-2025, che incorpora nuove piantagioni e alberi preesistenti aggiunti successivamente alla banca dati. In assenza di una distribuzione aggiornata e disaggregata secondo criteri omogenei, il censimento del 2016 viene mantenuto esclusivamente come riferimento storico.

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