Smart city: manca la volontà o la capacità politica per realizzarla?

Vi è un interesse diffuso per le Smart City/Community nella scena internazionale degli ultimi anni. Nel quadro europeo disegnato da Horizon 2020 le città hanno un ruolo speciale: sono concepite come una rete di ecosistemi in grado di ovviare con soluzioni concrete ai grandi problemi dell’uomo e dell’ambiente. Le città rivestono un ruolo importante anche nell’implementazione della Strategia Europa 2020 e delle sue sette iniziative faro[1]. Se consideriamo i concetti di crescita intelligente, verde e crescita inclusiva è evidente come le città siano al centro di molti processi di sviluppo. Con la Strategia di Lisbona (2000) e con la Strategia Europa 2020[2]  (2010) si amplifica sempre di più l’interesse sulla città smart. Ma come è definita la città intelligente o comunemente detta smart city?

All’inizio degli anni 2000 la smart city era intesa come una città digitale che investiva sostanzialmente in infrastrutture tecnologiche (hardware). A metà degli anni 2000 la smart city viene vista come una città socialmente inclusiva e l’enfasi è posta sul software, sul capitale sociale e umano, e sulla partecipazione dei suoi abitanti. “Il Web non si limita a collegare macchine, connette delle persone“, (Tim Berners-Lee, Discorso al Knight Foundation, 2008).

Nel 2010 la smart city è orientata alla qualità della vita, in cui l’hardware e il software convergono insieme per il raggiungimento del benessere della popolazione. Attualmente stiamo andando verso la smart community, cioè nella risposta a sfide sociali che le città del futuro impongono di risolvere. Mentre la SMARTNESS  è la possibilità di poter entrare in relazione con la comunità in cui si vive e gli elementi che ne fanno parte, andando a costruire un rapporto vantaggioso sia per i singoli che per la stessa comunità.

La città quindi è un sistema complesso che mira alla ottimizzazione delle risorse disponibili (quelle tangibili come energia, acqua e materiali vari ed il tempo una risorsa che va utilizzata attraverso la ottimizzazione dei flussi come ad esempio il trasporto delle persone, beni e dati) e all’insieme delle infrastrutture che interoperano tra loro e si supportano alla base con le ICT (tecnologie di rete e informatiche) e alle quali vanno aggiunti anche gli individui (o capitale umano) che fanno da carburante allo sviluppo del capitale sociale.

La Commissione Europea nel 2009 ha ritenuto la smart city importante per garantire una produzione e un utilizzo dell’energia nelle città più sostenibile ed efficiente. Nel 2010 la smart city è stata utilizzata all’interno della strategia Europa 2020 ed è divenuta un progetto teso a raggiungere come obiettivi l’efficienza energetica e la distribuzione su larga scala di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Nel 2011 il Consiglio Europeo ha invitato la commissione europea a lanciare un’iniziativa industriale, con un focus particolare sul risparmio energetico.

La Commissione Europea finanzia attraverso bandi comunitari sei diversi settori (smart economy, smart people, smart governance, smart mobility, smart environment e smart living), la riconversione intelligente di una rete di città, da qui al 2020. Il progetto fa parte del Piano strategico per le Tecnologie Energetiche (SET) , e punta alla creazione di un percorso di sviluppo economico e urbano dai bassi costi e dal ridotto impatto ambientale.

Da Europa 2020 nasce l’agenda digitale europea che si pone tra gli obiettivi principali quello di sviluppare un mercato unico digitale per condurre l’Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Grazie all’agenda digitale europea nel 2012 in Italia si lancia l’Agenda Digitale italiana, con i seguenti obiettivi principali:

1) contribuire alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
2) assicurare il coordinamento tecnico dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini e alle imprese e diffondere le iniziative in materia di digitalizzazione attuate nelle amministrazioni;
3) garantire i controlli sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica in accordo con Consip;
4) monitorare l’attuazione dei piani di ICT delle Pubbliche Amministrazioni.

Ma vediamo come viene definita dal Governo italiano la comunità intelligente.

Con il termine Smart City/Community (SC) si intende quel luogo e/o contesto territoriale ove l’utilizzo pianificato e sapiente delle risorse umane e naturali, opportunamente gestite e integrate mediante le numerose tecnologie ICT già disponibili, consente la creazione di un ecosistema capace di utilizzare al meglio le risorse e di fornire servizi integrati e sempre più intelligenti (cioè il cui valore è maggiore della somma dei valori delle parti che li compongono)” (Fonte: digitpa.gov.it).

Questa è la definizione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, su cui si è costruita l’Agenda Digitale Italiana, nel recepimento delle indicazioni europee per lo sviluppo di un’economia che trovi nuova forza nell’uso massivo delle tecnologie.
In questa definizione compaiono tre concetti chiave: ECOSISTEMA  la città è un insieme complesso di realtà interconnesse, che definiremo reti. Per guidarne l’evoluzione occorre una figura in grado di supervisionare a un livello generale l’integrazione tra le reti; SERVIZI INTEGRATI  il driver di un rinnovamento nei servizi, che devono essere sempre più efficienti ed efficaci nel rilevare e soddisfare la domanda della città, deve arrivare dalla pubblica amministrazione ed estendersi al mondo dell’impresa sul territorio. Per questo, occorre una figura trasversale in grado di connettere adeguatamente questi mondi; INTELLIGENZA la smartness cittadina è l’espressione ultima dell’ambizione collettiva a evolversi, sfruttando la potenzialità della tecnologia per un’idea collettiva di progresso, della città e dei suoi cittadini. Il rinascimento digitale delle città non può dunque trovare altra guida se non quella di un umanista, che solleciti l’adesione dei singoli e la progettazione condivisa.

Con il decreto sviluppo del 2012 (art.19) viene istituita in Italia l’Agenzia Digitale italiana  la cui cabina di Regia (organo operativo dell’ADI) ha il compito di raggiungere gli obiettivi strutturati su sei assi strategici:

  • infrastrutture e sicurezza;
  • eGovernment
  • ricerca e innovazione
  • competenze digitali
  • eCommerce
  • SMART CITIES

Con il decreto crescita 2.0 (decreto legge n° 179 del 18 ottobre 2012) è prevista l’applicazione concreta dell’ADI. I principali interventi sono nel settore:

  • identità digitale;
  • PA digitale/OPEN DATA;
  • istruzione digitale;
  • sanità digitale;
  • divario digitale;
  • pagamenti elettronici;
  • giustizia digitale.

Nello stesso decreto sono definiti una serie di obiettivi che fanno capo alla realizzazione del piano nazionale Smart Community.

smart

Ma in realtà a che punto siamo? La città intelligente è un fenomeno che non si può ancora descrivere e perimetrare perché ancora non è stata realizzata. Abbiamo tanti buoni propositi ma nulla di concreto si vede all’orizzonte. “Il governo nel 2012 avrebbe lanciato un programma nazionale per lo sviluppo di smartcity -“città intelligenti” -, finanziandolo con ingenti risorse: si parla di circa un miliardo di euro“. 

Nell’ambito di Smart City Exhibition 2013[3] , è stata presentata la prima release del “Vademecum per la Programmazione delle Smart Cities”. Il documento è un work in progress delle città aderenti all’Osservatorio Smart City di ANCI. Si propone di divenire una tool box di strumenti per governare il processo di pianificazione della città intelligente.

La città vincente del futuro dovrà inflessibilmente puntare alla realizzazione di due obiettivi: 1) gestire le risorse secondo criteri di sostenibilità; 2) creare un  contesto economico e sociale attraente in cui cittadini, imprese e amministrazioni possano vivere, lavorare e interagire“.

Ma sarebbe importantissimo risolvere il problema che sta alla base della realizzazione di una smartcity: l’integrazione e la fruizione di dati e servizi scambiati da una molteplicità di attori pubblici e privati. Vi è la necessità di definire un modello di cooperazione e di scambio di dati e informazioni tra una molteplicità di sistemi informativi, dispositivi e applicazioni. 

È dalla integrazione e condivisione di dati e servizi che possono nascere funzioni evolute“. Dal punto di vista tecnico-organizzativo, si tratta di promuovere open data e, soprattutto, open services. Occorrerebbe riorganizzare i servizi pubblici, introducendo procedure comuni in tutta Italia probabilmente lavoro impegnativo ma ostacolato da chi fornisce ai singoli enti pubblici prestazioni parziali, ma molto redditizie, quindi è necessario investire in servizi riusabili da più sistemi. Se vogliamo scambiare dati e servizi in modo diffuso bisogna consolidare scelte tecnologiche precise e glossari condivisi per i diversi settori applicativi. 

In ogni caso nel modello base  serve un ponte che colleghi i dati (che si suppone siano “open”) ai servizi offerti al cittadino, un’infrastruttura che consenta di accedere in modo sicuro, trasparente e, se serve, profilato a tutti i dati che si ritiene debbano essere resi pubblici dalla pubblica amministrazione.

Questi sono i fattori centrali intorno a cui possono essere costruiti servizi innovativi da offrire al cittadinoQuesto ponte, definito Open Services, è uno strato di infrastruttura tecnologica che espone ai cittadini veri e propri servizi tecnologici di infrastruttura che possano essere utilizzati da tutti in forma gratuita ed integrati in applicazioni mobile, portali web, applicazioni per smart tv, cruscotti evoluti per le auto, ecc.

Un modello migliore e più completo di città intelligente prevede quindi quattro elementi:

open data: (pubblici, aperti, gratuiti) non esposti direttamente come dati grezzi
open services: (pubblici, aperti, gratuiti, profilati se serve) che espongano i dati alle applicazioni
sensorialità: per fornire informazioni di contesto ai servizi applicativi
connettività: come base generale di infrastruttura”.

Per realizzare una vera innovazione a livello urbano c’è bisogno però di una forte capacità di visione. Senza trascurare i bisogni concreti dei cittadini, la città deve rendere visibile l’invisibile, bisogna incominciare a pensare alla città come ad un progetto in cui le persone devono poter esprimere nel pieno le proprie immaginazioni e la propria creatività. Il cambiamento che si deve avviare deve essere soprattutto di tipo culturale per creare un vademecum per una città intelligente.

Tra i tanti temi di discussione su cui si deve intervenire per la realizzazione di una città  intelligente bisognerebbe approfondire:

  1. e_governance urbano
  2. energia ed edilizia intelligente
  3. il rilancio dell’economia territoriale
  4. la sostenibilità ambientale
  5. la mobilità, il trasporto e la logistica intelligente
  6. il ruolo delle tecnologie nelle città contemporanee
  7. la sanità e l’assistenza intelligente
  8. e_education ovvero l’istruzione intelligente
  9. l’attenzione alle persone perché non può esserci una città intelligente senza partecipazione e coinvolgimento dei cittadini intelligentiUna smartcity in cui il capitale umano non è capace o non è disposto ad utilizzare i servizi tecnologici non avrà mai successo.

Bisogna varare strategie integrate capaci di avere impatto sulle emissioni urbane attraverso interventi di riqualificazione energetica di edifici pubblici e privati (grazie a smart meters e smart plugs capaci di ridurre nettamente il consumo di energia). Attraverso l’uso delle Ict si possono raccogliere dati in tempo reale su traffico e mobilità cittadina con l’obiettivo di riprogrammare in tempo reale politiche e interventi pubblici. Inoltre predisporre una rete di cento milioni di sensori che metteranno in rete le informazioni su illuminazione pubblica, consumi energetici dell’edilizia pubblica e privata e smaltimento dei rifiuti gestite da un sistema centrale di controllo. Predisporre la piattaforma crowdsourcing per garantire la partecipazione di cittadini residenti, associazioni ed imprese su progetti innovativi in tema di e-government e mobilità da sviluppare favorendo la condivisione dal basso dell’azione comunale attraverso l’uso di strumenti digitali innovativi e partecipati. Queste citate sono  le migliori esperienze a livello europeo e mondiale già attuate che possono essere da esempio per le nostre meravigliose città per valorizzare la loro unicità artistica e culturale.

A Roma recentemente si è tenuto un convegno R-INNOVIamo Roma“, dove il Sindaco sostiene: ‘stiamo lavorando per realizzare la nuova dimensione urbana di Roma smart city e lo stiamo facendo in una prospettiva europea, attivando tutte le possibili sinergie tra parti sociali, centri di ricerca, grandi e medie imprese e università’. Solo che consultando il programma ci si rende conto che per identificare progetti e idee si utilizzano fior fiore di interessanti parole  per poi capire che la realtà è ben più seria e diversa. 

Il MIUR ha lanciato il bando (Decreto Direttoriale 13 febbraio 2014 n. 428) su Smart Cities and Communities: approvazione definitiva dei progetti (sempre legati ai progetti europei Horizon 2020). Altri bandi sono stati attivati con due linee di intervento una rivolta alle idee progettuali e l’altra a progetti per innovazione sociale (200 milioni di euro). Inoltre altre risorse (655,5 milioni di euro) sono state stanziate più specificatamente su idee progettuali per smart city. Tanti soldi per cosa?

Nel suo portale l’ANCI[4] invece lancia “Efisio, finanziare città intelligenti” una call for proposal (scade a fine maggio 2014) destinata ai comuni delle Regioni Obiettivo Convergenza in cui gli ambiti prioritari sonoSmart Building, Smart Government, Smart Energy, Smart Living, Smart Mobility & Transport, cioè praticamente i pilastri  esplicitati a livello europeo[5].

Infine con la nuova programmazione 2014-2020 dei fondi europei del programma operativo nazionale (PON) “citta metropolitane“, che si colloca nel contesto dell’Agenzia urbana europea, si vuole rafforzare il ruolo delle grandi città attraverso la realizzazione di pochi progetti che perseguano comuni risultati attesi.

Lo sviluppo delle smartcity è senza dubbio una priorità importante per il paese e i numerosi progetti banditi ne sono la conferma. Ma siamo veramente sicuri che l’attuale classe politica è in grado di portare le nostre città ad essere intelligenti? Ho dei dubbi seri e vi dico perché!

A febbraio 2013 ci doveva essere il primo piano nazionale comunità intelligenti come previsto dalla legge 17 dicembre 2012 articolo 20. Ma di questo piano non c’è traccia on line.

Ma nel contempo è stato formato il comitato tecnico delle comunità intelligenti il 19 settembre 2013 quindi dopo la scadenza del primo piano previsto a Febbraio 2013.

Ma non è finita qui, a febbraio 2014 avremmo dovuto trovare il piano nazionale della comunità intelligente e il primo monitoraggio 2013 e le linee guida per gli standard tecnici più lo statuto della cittadinanza intelligente. Ma come potete vedere non c’è traccia di tutto quanto disposto dalla legge.

Infine è prevista una piattaforma nazionale delle comunità intelligenti con catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni, il catalogo dei dati e dei servizi informativi, il catalogo dei dati geografici, territoriali ed ambientali ed il sistema di monitoraggio ma nulla di tutto questo è stato reso disponibile, tra l’altro molto importanti in un ottica di risparmio di risorse pubbliche!

Inoltre da questo prospetto trovate una struttura che ci costerà non poco in futuro per attivare l’agenzia digitale, dove al 21 maggio 2014  è costituito da 19 uffici dirigenziali in cui ancora non hanno assegnato le risorse professionali richieste!

Un concetto deve essere chiaro a tutti: BASTA SLOGAN NE ABBIAMO GLI ATTRIBUTI PIENI (ormai i cittadini vivono uno stato di stress continuo dovuto alla mancata soluzione di uno stato di disagio diffuso).

Note

[1] Sette sono le iniziative specifiche (flagship initiatives) della nuova programmazione 2014-2020 di cui tre legate alla crescita intelligente (Agenda digitale europea; unione dell’innovazione; Youth on the move); due legate alla crescita sostenibile (un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse; una politica industriale per l’era della globalizzazione); e infine due legate alla crescita inclusiva (agenda per nuove competenze e nuovi lavori; piattaforma europea contro la povertà).
[2] Europa 2020 in Italia 
[3] Il 22-23-24 ottobre 2014 ci sarà la  terza edizione di SMART City Exhibition.
[4] Aperti da ANCI anche quattro laboratori di co-apprendimento. Questi i temi: Monitoraggio e metriche, Fonti di finanziamento, Tecnologie, Coinvolgimento degli stake-holder. Nell’ambito dei laboratori le 58 città promotrici porteranno avanti nei prossimi mesi un percorso di approfondimento, condivisione e co-progettazione.
[5] La descrizione sintetica del progetto (max una pagina) deve contenere finalità, azioni previste, target destinatari, risultati attesi, area geografica interessata deve avere una COERENZA CON LA “VISION” STRATEGICA DELL’ENTE E LA PROGRAMMAZIONE IN ATTO, il VALORE COMPLESSIVO DEL PROGETTO/INVESTIMENTO, i TEMPI DI REALIZZAZIONE PREVISTI, il PARTNERSHIP ISTITUZIONALE DI PROGETTO (Composizione del partenariato, ruolo di ciascun partner e modalità di collaborazione), ELEMENTI INNOVATIVI E ASPETTI TECNOLOGICI DEL PROGETTO/INVESTIMENTO, ELEMENTI DI REPLICABILITÀ DEL PROGETTO/INVESTIMENTO, FORME DI COMUNICAZIONE DEL PROGETTO/INVESTIMENTO, COINVOLGIMENTO DELL’ENTE E DEGLI STAKEHOLDER LOCALI, SOSTENIBILITÀ’ TECNICA E AMMINISTRATIVA DEL PROGETTO/INVESTIMENTO.

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