{"id":5789,"date":"2016-02-09T15:29:10","date_gmt":"2016-02-09T14:29:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/?p=5789"},"modified":"2016-02-10T14:10:24","modified_gmt":"2016-02-10T13:10:24","slug":"il-comportamento-degli-attori-economici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/2016\/02\/09\/il-comportamento-degli-attori-economici\/","title":{"rendered":"Il comportamento degli attori economici"},"content":{"rendered":"<p>In assenza di politiche economiche mirate a stimolare investimenti delle imprese, ben difficilmente si realizzer\u00e0 una inversione di tendenza dell\u2019economia italiana e sar\u00e0 <img decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/encrypted-tbn1.gstatic.com\/images?q=tbn:ANd9GcT_oDLIeMaTWng8ZIZtg8Varyh7DZIG5dKImpuCOdQBHA9GltnL0Q\" alt=\"Risultati immagini per investimenti e redditi\" \/>impossibile creare delle prospettive di crescita strutturale dell\u2019occupazione italiana.<\/p>\n<p>Ormai da anni si assiste o alla delocalizzazione del sistema produttivo italiano o ancor peggio ad una fuga di capitali dal paese di origine verso l\u2019estero. Il nodo cruciale per la ripresa\u00a0 economica in Europa ma soprattutto in Italia resta la quota destinata dai settori economici agli investimenti in particolare delle imprese.<!--more--><\/p>\n<p><strong>La\u00a0pubblica amministrazione<\/strong>\u00a0\u00e8 noto che si \u00a0indebita per poter far fronte alla spesa pubblica, se questa eccede rispetto alle entrate si accumula il debito pubblico che a sua volta genera nuovo indebitamento con la conseguenza di ulteriori\u00a0interessi\u00a0 passivi da pagare. In Europa il Regno Unito con 111 miliardi di euro di indebitamento pubblico \u00e8 nel 2013 il paese meno virtuoso in termini assoluti tra i 28 paesi, seguito dalla Francia (87 miliardi di euro), e dalla Spagna (71 miliardi di euro). L\u2019Italia con i suoi 47 miliardi di sforamento \u00e8 il terzo tra i paesi dell\u2019euro area a indebitarsi in maniera sostanziale\u00a0 e, come sappiamo, se il deficit di questo settore eccede il 3% del\u00a0 Pil, il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita prevede l\u2019apertura di una procedura di infrazione, che pu\u00f2 condurre all\u2019applicazione di sanzioni economiche\u00a0(tavola 1).<\/p>\n<p>Nel\u00a0 <strong>settore delle famiglie<\/strong> il surplus deriva dal reddito disponibile dopo che sono state sottratte le spese per consumo e investimento. In Europa nel 2013 le famiglie della Grecia, Polonia, Romania e Regno Unito si sono indebitate mentre quelle della Germania\u00a0 hanno conseguito un consistente surplus.<\/p>\n<p>Il <strong>settore finanziario<\/strong> (principalmente gli istituti di credito) e <strong>quello delle imprese<\/strong> mostrano il segno pi\u00f9. Solo in Francia le imprese si sono indebitate per mantenere un elevato livello di investimenti. Il mercato economico ha di certo favorito le societ\u00e0 finanziarie (in primo luogo gli istituti di credito), che dal 1995 al 2013 hanno accumulato un surplus di 380 miliardi di euro e hanno visto quasi raddoppiare la loro quota di reddito (dal 1995 al 2013 \u00e8 passata dall\u20191,4% al 2,3% del Pil).<\/p>\n<p><strong>\u00a0Tavola 1 \u2013<\/strong>Surplus(+) o Indebitamento (-) per settore istituzionale nei Paesi dell\u2019Unione europea\u00a0 \u2013 Anno 2013 (<em>miliardi di euro<\/em>)<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-7.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-5804\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-7-1024x590.png\" alt=\"comportamento economico 7\" width=\"640\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-7-1024x590.png 1024w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-7-300x173.png 300w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-7.png 1063w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>Fonte: <\/em><em>elaborazioni su dati Eurostat\u00a0<\/em><em>(*) Dati riferiti al 2012<\/em><\/h6>\n<p>Per il <strong>settore resto del mondo<\/strong><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> cio\u00e8 i rapporti di scambio che ciascun settore istituzionale ha verso tutti gli altri paesi,\u00a0 possiamo notare che a livello europeo il primato di surplus verso l\u2019estero nel 2013 lo ha detenuto, la Germania con quasi 200 miliardi di euro, di cui 163 miliardi di provenienza dalla bilancia commerciale<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, cio\u00e8 i beni e servizi esportati , e quasi 33 miliardi per distribuzione\/redistribuzione del reddito.<\/p>\n<p>In linea di massima tutti i Paesi dell\u2019Unione europea fanno registrare un surplus verso l\u2019estero, ad eccezione della Francia (-42 miliardi di euro) e del Regno Unito (-89 miliardi di euro).<\/p>\n<p>L\u2019Italia, con i suoi 15 miliardi di euro di attivo (+37 miliardi di bilancia commerciale) si pone al quarto posto nell\u2019Eurozona, subito dietro la Spagna (+22 miliardi di euro).<\/p>\n<p>Nell\u2019Eurozona il surplus consolidato di pi\u00f9 di 200 miliardi di euro, deriva da un indebitamento della pubblica amministrazione con 285 miliardi di euro, compensato dal surplus delle famiglie di 292 miliardi. In positivo risultano anche il settore finanziario (143 miliardi) e quello delle imprese (50 miliardi)<\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle imprese e la destinazione dei loro utili<\/strong><\/p>\n<p>Le \u00a0imprese giocano un ruolo fondamentale nella crescita economica.\u00a0 Se analizziamo nella tavola 2 l\u2019aggregato economico dei redditi da capitale degli utili distribuiti del settore resto del mondo e i guadagni reinvestiti su investimenti diretti all&#8217;estero possiamo notare che dal 1995 al 2013 si \u00e8 sviluppato un processo di internazionalizzazione delle economie senza precedenti. \u00a0I soggetti italiani con interessi all&#8217;estero hanno incrementato il valore di questi redditi da capitale del 600% a fronte del 300% dei soggetti esteri\u00a0 che hanno investimenti e partecipazioni societarie in Italia. Stesso andamento lo ha registrato la Germania, con una incidenza anche maggiore rispetto al Pil.\u00a0 La Francia ha addirittura incrementato del 1200% i redditi da capitale dei soggetti\u00a0 che hanno interessi economici all&#8217;estero.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 di incremento del reddito da capitale nei 3 principali Paesi dell\u2019eurozona \u00e8 doppia per i soggetti che investono all&#8217;estero, ma come del resto anche in Germania, l\u2019interesse ad investire nel proprio paese \u00e8 notevolmente basso. Nonostante il surplus dell\u2019economia nel suo complesso nei confronti dell\u2019estero<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> \u00a0l\u2019analisi del comportamento economico delle imprese, \u00a0fatto grazie all&#8217;ausilio dei conti per settori istituzionali, traccia una situazione estremamente allarmante del sistema imprenditoriale italiano.<\/p>\n<p><strong>Tavola 2 \u2013<\/strong>Redditi da capitale per utili distribuiti dal settore resto del mondo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> per operazioni non finanziarie e utili reinvestiti su investimenti diretti all&#8217;estero<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><strong>\u00a0 \u2013 <\/strong>Anni 1995 e 2013 (<em>miliardi di euro e valori percentuali<\/em>)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-91.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5812\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-91.png\" alt=\"comportamento economico 9\" width=\"545\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-91.png 545w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-91-300x153.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 545px) 100vw, 545px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>Fonte: <\/em><em>elaborazioni su dati Eurostat<\/em><\/h6>\n<p>Le imprese italiane destinano solo il 20% del valore aggiunto agli investimenti (figura 1) rispetto al 24% della Spagna. Le imprese in Grecia preferiscono accumulare il profitto (50% del valore aggiunto) a scapito della\u00a0 loro crescita economica. Anche le imposte sulle imprese riducono\u00a0 la quota di valore aggiunto da destinare agli investimenti (la Francia e l\u2019Italia sono le pi\u00f9 penalizzate rispettivamente con il 20% e 18%).<\/p>\n<p>I Paesi dell\u2019Eurozona che sono in difficolt\u00e0 sono anche quelli in cui si investe di meno rispetto al PIL (figura 2): Grecia (11%), Cipro (13%), Portogallo e Irlanda (15%), Italia (17%). In Grecia le imprese investono soltanto il 4% del Pil, rispetto a un valore medio dell\u201911%.<\/p>\n<p>Il tasso di investimento delle imprese (20,4% del valore aggiunto) \u00e8 tornato ai livelli del 1995 ed \u00e8 nettamente inferiore ai valori massimi raggiunti prima della crisi economica (24,6% nel 2006).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Figura 1<\/strong> \u2013Distribuzione del valore aggiunto ai prezzi base<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> delle imprese tra retribuzioni lorde<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, imposte nette e contributi sociali, investimenti e profitti netti in alcuni Paesi dell\u2019Unione europea\u00a0 \u2013 Anno 2013 (<em>composizione percentuale<\/em>)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5792\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-3.png\" alt=\"comportamento economico 3\" width=\"636\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-3.png 636w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-3-300x150.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>Fonte: <\/em><em>elaborazioni su dati Eurostat<\/em><\/h6>\n<p>Una situazione quasi inevitabile visto che la quota di profitto delle imprese in questi 20 anni si \u00e8 ridotta di 10 punti percentuali \u00a0(dal 51% al 41% del valore aggiunto), sia per effetto delle retribuzioni lorde aumentate di 7 punti sia per l\u2019incremento di 3 punti percentuali delle imposte al netto dei contributi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Figura 2<\/strong> \u2013Investimenti fissi lordi per settore istituzionale nei Paesi dell\u2019Unione europea\u00a0 rispetto al Pil \u2013 Anno 2013 (<em>valori percentuali<\/em>)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5793\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-4.png\" alt=\"comportamento economico 4\" width=\"642\" height=\"404\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-4.png 642w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-4-300x189.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>Fonte: <\/em><em>elaborazioni su dati Eurostat \u00a0<\/em><em>(*) Dati riferiti al 2012<\/em><\/h6>\n<p><strong>Il comportamento degli attori economici in Italia<\/strong><\/p>\n<p>Il declino delle imprese italiane \u00e8 evidenziato dal rapporto di sostituzione degli investimenti fissi lordi rispetto agli ammortamenti (figura 3). Nel 1995 per ogni 100 unit\u00e0 di capitale da ammortizzare le imprese creavano 120 unit\u00e0 di nuovi investimenti, facendo cos\u00ec crescere il capitale fisico a disposizione del settore produttivo. Il rapporto di sostituzione del capitale ha raggiunto il massimo di 130 tra il 2000 e il 2006 per poi iniziare a scendere vertiginosamente. La situazione si \u00e8 fatta drammatica negli ultimi 3 anni quando l\u2019indicatore \u00e8 sceso sotto quota 100. In pratica, le imprese italiane stanno diminuendo lo stock di capitale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Figura 3<\/strong> \u2013Rapporto di sostituzione degli investimenti delle imprese italiane \u2013 Anni 1995-2014 (<em>valori percentuali<\/em>)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5794\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-5.png\" alt=\"comportamento economico 5\" width=\"646\" height=\"459\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-5.png 646w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-5-300x213.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 646px) 100vw, 646px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>Fonte: <\/em><em>elaborazioni su dati Istat<\/em><\/h6>\n<p>Nonostante il surplus dell\u2019 economia nel suo complesso nei confronti dell\u2019estero<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> \u00a0l\u2019analisi del comportamento degli attori economici\u00a0 fatto grazie all&#8217;ausilio dei <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/dati.istat.it\/Index.aspx?DataSetCode=DCCN_SEQCONTIASA\" target=\"_blank\">conti per settori\u00a0 istituzionali <\/a><\/strong><\/span>traccia una situazione estremamente allarmante del sistema economico italiano.<\/p>\n<p>L\u2019accreditamento o l\u2019indebitamento di un settore istituzionale<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> \u00e8 il risultato, seppur parziale, del suo comportamento\u00a0 economico nella societ\u00e0 e il suo valore rispecchia in sostanza lo stato di salute del settore istituzionale nel processo economico (tavola 3).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Tavola 3 \u2013<\/strong>Aggregati economici per settore istituzionale in Italia\u00a0 \u2013 Anno 2013 <em>(miliardi di euro)<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-8.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5807\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-8.png\" alt=\"comportamento economico 8\" width=\"863\" height=\"499\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-8.png 863w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/comportamento-economico-8-300x173.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 863px) 100vw, 863px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>Fonte: <\/em><em>elaborazioni su dati Istat<\/em><\/h6>\n<p>In Italia per rilanciare la domanda interna \u00e8 necessario che cambi il comportamento economico delle famiglie italiane.\u00a0Concentrare i consumi\u00a0 in cultura, qualit\u00e0 della vita, vivibilit\u00e0 della propria citt\u00e0, vivere a pieno i centri storici pu\u00f2 rappresentare un segnale di inversione sul profilo qualitativo dei consumi.\u00a0Se il Governo italiano crea le condizioni per incrementare\u00a0 il reddito disponibile delle famiglie, la loro quota destinata al consumo pu\u00f2 aumentare riducendosi quella destinata al risparmio (quasi 125 miliardi di euro di cui 95 sono investiti). L\u2019efficacia in termini di crescita dipende molto anche dalla distribuzione dei redditi delle famiglie, il riequilibrio si pu\u00f2 effettuare\u00a0 con\u00a0 misure di sostegno al reddito (attraverso le prestazioni sociali in denaro o in natura o con il reddito garantito) per quelle pi\u00f9 povere la cui propensione al\u00a0 consumo<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0 \u00e8 maggiore.<\/p>\n<p>La competitivit\u00e0 delle imprese implica la necessit\u00e0 di innovare costantemente i processi e i modelli produttivi. Progetti innovativi ad alto contenuto tecnologico sono la condizione necessaria per investire efficientemente.\u00a0 Innovare per le imprese, sia grandi sia piccole che medie, \u00e8 ormai un fattore di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Bisognerebbe agire sugli incentivi a svecchiare il parco auto \u00a0e sul dimezzamento del parco macchine nell&#8217;arco di un quinquennio\u00a0tramite il disincentivo all\u2019uso e l\u2019incentivo a quelli non inquinanti,\u00a0si taglierebbe su sprechi, inefficienze a favore dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo di fonti rinnovabili, l\u2019applicazione di nuove tecnologie al trattamento dei rifiuti come materia prima, l\u2019iterazione fra Cloud ed interattivit\u00e0 degli oggetti, apre alla nuova organizzazione dell\u2019impresa 4.0 con esigenza di nuove infrastrutture immateriali: big data e connettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Molto dipende anche dalla politica economica che intende attuare il Governo e dalle tasse che intende imporre ai settori istituzionali<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> in particolare alle famiglie e alle imprese.<\/p>\n<p>Le prospettive di ripresa dell\u2019attivit\u00e0 produttiva italiana sono incerte e gli imprenditori preferiscono mantenere un profilo prudente, rinunciando a reinvestire i profitti in nuovi macchinari e strumenti di produzione pi\u00f9 efficienti, innovativi sotto il profilo tecnologico e sostenibili sotto quello energetico e ambientale (-144 miliardi di euro). Il declino delle imprese italiane \u00e8 legato agli scarsi investimenti fissi lordi che sta diminuendo il loro stock di capitale senza sostituirlo.<\/p>\n<p>La Pubblica Amministrazione, dal canto suo, non aiuta nella ripresa economica, perch\u00e9 con soli 38 miliardi di euro di investimenti pubblici (tavola 3), in costante diminuzione dal 2009, in cui si \u00e8 registrato il picco pi\u00f9 alto (54 miliardi di euro), fa intravedere un triste messaggio che si sta inviando alle generazioni future.<\/p>\n<p>Senza politiche economiche mirate ad influenzare i comportamenti economici dei settori istituzionali, ben difficilmente si realizzer\u00e0 una inversione di tendenza dell\u2019economia italiana e sar\u00e0 impossibile creare delle prospettive di crescita strutturale dell\u2019occupazione italiana.<\/p>\n<p>Per approfondimenti sugli aggregati elaborati si veda la <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/notametodologica_MontellaMostacci.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #0000ff;\">nota metodologica<\/span><\/a><\/strong><\/span>. I dati utilizzati sono riferiti ai conti per settori istituzionali pubblicati da\u00a0<strong><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/epp.eurostat.ec.europa.eu\/portal\/page\/portal\/statistics\/search_database\">Eurostat<\/a><\/span>\u00a0<\/strong>(aggiornati al settembre\u00a02015).<\/p>\n<h6><em>Note:<\/em><\/h6>\n<h6><em>[1] Per cercare di capire dove si colloca l\u2019indebitamento nei flussi economici dei settori \u00e8 di ausilio la tavola 3 \u00a0riferita\u00a0all&#8217;Italia.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[2] Il surplus (+) o indebitamento (-) del totale economia, che rappresenta un valore a saldo, corrisponde per definizione ai rapporti con il resto del mondo.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[3] Il saldo delle partite correnti \u00e8 uno degli 11 indicatori di squilibrio macroeconomico monitorati dalla Commissione europea. La situazione \u00e8 considerata critica sia quando il saldo \u00e8 eccessivamente positivo (come nel caso della Germania), sia quando \u00e8 troppo negativo . La media triennale della bilancia commerciale rispetto al Pil non deve superare il 6%, n\u00e9 essere inferiore al -4%.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[4] Un risultato che ci accomuna alla maggior parte dei Paesi dell\u2019Unione europea ed \u00e8 dovuto essenzialmente al risultato positivo della bilancia commerciale.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[5] Il reddito distribuito delle imprese \u00e8 costituito da dividendi, pi\u00f9 redditi prelevati dai membri delle quasi-societ\u00e0.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[6] Utili reinvestiti di investimenti diretti all&#8217;estero sono costituiti da utili non distribuiti di un organismo di investimento diretti all&#8217;estero che sono trattati come se fossero distribuiti e trasferiti agli investitori diretti stranieri proporzionalmente alla loro partecipazione al capitale dell&#8217;impresa e da questi successivamente reinvestiti in azienda.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[7] \u00c8 il saldo tra la produzione e i consumi intermedi, in cui la produzione \u00e8 valutata a prezzi base, cio\u00e8 al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti<\/em><\/h6>\n<h6><em>[8] Comprendono i salari, gli stipendi e le competenze accessorie, in denaro e in natura, al lordo delle trattenute erariali e previdenziali, corrisposti ai lavoratori dipendenti direttamente e con carattere di periodicit\u00e0, secondo quanto stabilito dai contratti, dagli accordi aziendali e dalle norme di legge in vigore.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[9] Un risultato che ci accomuna alla maggior parte dei Paesi dell\u2019Unione europea ed \u00e8 dovuto essenzialmente al risultato positivo della bilancia commerciale.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[10] La propensione al consumo diminuisce\u00a0all&#8217;aumentare\u00a0del reddito.<\/em><\/h6>\n<h6><em>[11] Purtroppo dei 486 miliardi di tasse corrisposti dal totale economia, non \u00e8 possibile conoscere in particolare su quale settore istituzionale gravano. <\/em><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In assenza di politiche economiche mirate a stimolare investimenti delle imprese, ben difficilmente si realizzer\u00e0 una inversione di tendenza dell\u2019economia italiana e sar\u00e0 impossibile creare delle prospettive di crescita strutturale dell\u2019occupazione italiana. 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