{"id":2681,"date":"2013-11-11T22:37:40","date_gmt":"2013-11-11T21:37:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/?p=2681"},"modified":"2014-09-30T17:10:03","modified_gmt":"2014-09-30T15:10:03","slug":"una-europa-di-squilibri-economici-non-puo-essere-una-europa-solidale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/2013\/11\/11\/una-europa-di-squilibri-economici-non-puo-essere-una-europa-solidale\/","title":{"rendered":"Una Europa di squilibri economici non pu\u00f2 essere una Europa solidale"},"content":{"rendered":"<p>pubblicato su\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/SEtestata.png\" alt=\"\" width=\"278\" height=\"37\" \/><\/p>\n<p>Il\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2013-11-03\/dopo-affondo-usa-anche-fmi-pressing-berlino-riducete-surplus-bilancia-commerciale-150404.shtml\" target=\"_blank\">dibattito<\/a><\/strong>\u00a0sulle critiche rivolte dal Dipartimento del Tesoro degli Usa, dal FMI e dalla BCE al surplus commerciale della Germania e alle sue ricadute negative sull\u2019economia globale ma soprattutto all\u2019interno dell\u2019area Euro, suggerisce un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita del profilo macroeconomico dei principali Paesi Europei.<\/p>\n<p>Nella Contabilit\u00e0 Nazionale si considera l\u2019uguaglianza in un determinato lasso di tempo tra PIL e importazioni da un lato e consumi privati, consumi pubblici, investimenti fissi lordi ed esportazioni dall\u2019altro come evidenzia l&#8217;espressione seguente:<\/p>\n<p>PIL + IMP = C + G + I + EXP<\/p>\n<p>dove a sinistra sono rappresentate le risorse di un paese, cio\u00e8 la formazione del PIL (approccio del valore aggiunto), mentre a destra dell&#8217;espressione abbiamo la destinazione economica delle risorse o semplicemente impieghi del PIL (approccio della spesa).<!--more--><\/p>\n<p>Un Paese ha quindi tre modi per impiegare le proprie risorse che ha prodotto o acquisito: per soddisfare direttamente i bisogni pubblici e privati; \u00a0per inserirle nuovamente nel processo produttivo al fine di alimentare nuovi processi e infine per cederle ad altri sistemi produttivi.<\/p>\n<p><strong>Figura\u00a0<\/strong>\u00a0<b>1\u00a0<\/b>&#8211; Quota sul totale UE17 delle Risorse\/Impieghi a prezzi dell\u2019anno precedente per Paese &#8211; Anno 2012 (<em>Composizione percentuale<\/em>)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_uno.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-2683\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_uno-1024x973.png\" alt=\"ris_imp_uno\" width=\"640\" height=\"608\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_uno-1024x973.png 1024w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_uno-300x285.png 300w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_uno.png 1751w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>Fonte:<\/i><\/em>\u00a0Elaborazioni su dati Eurostat (AMECO)<\/i><\/span><\/p>\n<p>In Europa i quattro principali Paesi &#8211; Germania (28,4), Francia (19,5%), Italia (14,9%) e Spagna (10,2%) &#8211; che presentano elevate quote\u00a0in termini di risorse \u00a0presi nel loro insieme coprono quasi i tre quarti dell\u2019intera area euro 17.<\/p>\n<p>La distribuzione dei Paesi per importanza economica \u00e8 utile per interpretare la composizione percentuale delle risorse (figura 2).<\/p>\n<p><strong>Figura 2\u00a0<\/strong><strong>&#8211;<\/strong>\u00a0Risorse a prezzi dell\u2019anno precedente \u2013 Anno 2012 (Composizione percentuale)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2684\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_2.png\" alt=\"ris_imp_2\" width=\"829\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_2.png 829w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_2-300x161.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 829px) 100vw, 829px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>Fonte:<\/i><\/em>\u00a0Elaborazioni su dati Eurostat (AMECO)<\/i><\/span><\/p>\n<p>L\u2019area dell\u2019euro e il Regno Unito sono caratterizzate da un forte grado di terziarizzazione delle loro economie, con valori superiori al 50% dei servizi per Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Il settore industriale nell\u2019area dell\u2019euro si pone intorno al 15% con punte pi\u00f9 elevate in Germania e Spagna.<\/p>\n<p>Particolarmente alta \u00e8 la quota di importazioni in Belgio e Paesi Bassi, mentre le imposte nette variano tra 5,7% (Paesi Bassi) e 8,7% (Regno Unito).<\/p>\n<p>L\u2019analisi degli impieghi (figura 3) consente di evidenziare ulteriori squilibri macroeconomici.<\/p>\n<p><strong>Figura 3\u00a0<\/strong><strong>&#8211;\u00a0<\/strong>\u00a0Impieghi a prezzi dell\u2019anno precedente \u2013 Anno 2012 (Composizione percentuale)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-2685\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_3-1024x546.png\" alt=\"ris_imp_3\" width=\"640\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_3-1024x546.png 1024w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_3-300x159.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>Fonte:<\/i><\/em>\u00a0Elaborazioni su dati Eurostat (AMECO)<\/i><\/span><\/p>\n<p>Il Belgio e i Paesi Bassi associano una quota elevata di esportazioni e importazioni e di conseguenza le altre componenti della domanda hanno quote ridotte (economie di transito).\u00a0 La quota di consumi privati \u00e8 di gran lunga prevalente nel Regno Unito (48,2%), in Italia (46,1%), in Francia e in Spagna (44,5%). In Germania la quota di consumi privati \u00e8 solo leggermente superiore alle esportazioni che si spingono fino al 35,4%.<\/p>\n<p>La quota della spesa pubblica oscilla tra un valore minimo di 13,3% (Germania) e un massimo di\u00a0 19,2% (Francia).<\/p>\n<p>L\u2019Italia, la Spagna e la Francia destinano una quota del 15% agli investimenti fissi lordi.<\/p>\n<p>La domanda estera netta[1] \u00e8 positiva per l\u2019area dell\u2019Euro (2,1%), grazie soprattutto al traino della Germania (4,1%) e dei Paesi Bassi (5,4%). La Francia (-0,9%) e il Regno Unito (-1,9%) risultano invece le pi\u00f9 penalizzate con valori negativi.<\/p>\n<p>Nella figura 4 sono posti a confronto per i 17 Paesi dell\u2019Euro i valori del Pil pro capite a valori correnti e a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto.<\/p>\n<p><strong>Figura\u00a0<\/strong>\u00a0<b>4\u00a0<\/b>&#8211; Confronto \u00a0PIL pro-capite per Paese Anno 2012 (migliaia di euro)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_4bis.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2686\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_4bis.png\" alt=\"ris_imp_4bis\" width=\"850\" height=\"519\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_4bis.png 850w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_4bis-300x183.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>Fonte:<\/i><\/em>\u00a0Elaborazioni su dati Eurostat (AMECO)<\/i><\/span><\/p>\n<p>Nella figura precedente \u00e8 molto interessante notare che il Pil pro capite a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto si riduce rispetto a quello a prezzi correnti per i Paesi che hanno un maggiore benessere economico ed aumenta per i Paesi con maggiori difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>In Lussemburgo si registra il maggior Pil pro capite a valori correnti (83.586 euro) e in Estonia il pi\u00f9 basso (12.696 euro) con un rapporto di 7:1.<\/p>\n<p>La media europea \u00e8 di 28.463 euro e l\u2019Italia (25.727 euro) si trova al di sotto della media in compagnia dei Paesi con maggiori difficolt\u00e0. L\u2019Irlanda (35.611 euro), pur essendo annoverata tra i PIIGS, ha un Pil pro capite elevato.<\/p>\n<p>Per meglio comprendere come l\u2019Italia sia arrivata in questa situazione possiamo ripercorrere l\u2019evoluzione dei suoi aggregati macroeconomici a partire dal 1861 sia dal lato delle risorse (figura 5) sia dal lato degli impieghi (figura 6).<\/p>\n<p><strong>Figura 5\u00a0<\/strong><strong>&#8211;<\/strong>\u00a0Risorse a prezzi dell\u2019anno precedente \u2013 Anni 1861-2012 (Composizione percentuale)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-2687\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_5-1024x617.png\" alt=\"ris_imp_5\" width=\"640\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_5-1024x617.png 1024w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_5-300x180.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>Fonte:<\/i><\/em>\u00a0Elaborazioni su dati Istat e Banca d\u2019Italia<\/i><\/span><\/p>\n<p>La quota dell\u2019agricoltura si \u00e8 ridotta \u00a0progressivamente passando dal 41% del 1861 all\u20191,5% di quella attuale. Nei primi 50 anni dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia l\u2019agricoltura ha rappresentato il settore prevalente, ma gi\u00e0 dal 1912 si assiste al sorpasso dei servizi.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non \u00e8 mai stato un Paese a prevalenza industriale. Nei primi anni della sua esistenza la quota non arrivava al 15%. Il picco maggiore si \u00e8 raggiunto nel 1972 (34%), ma da allora si \u00e8 progressivamente contratta fino al 16% attuale.<\/p>\n<p>Il settore dei servizi non \u00e8 stato mai inferiore al 30% del totale delle risorse. A partire dalla fine degli anni \u201980 la quota ha raggiunto e superato quote prossime al 50%.<\/p>\n<p>Le importazioni hanno avuto una breve impennata negli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra, ma solo a partire dal 2000 hanno raggiunto una quota stabilmente superiore al 20%.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Figura 6<\/strong><strong>\u00a0&#8211;<\/strong>\u00a0Impieghi a prezzi dell\u2019anno precedente \u2013 Anni 1861-2012 (Composizione percentuale)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_6.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-2688\" src=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_6-1024x617.png\" alt=\"ris_imp_6\" width=\"640\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_6-1024x617.png 1024w, https:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/ris_imp_6-300x180.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>Fonte:<\/i><\/em>\u00a0Elaborazioni su dati Istat e Banca d\u2019Italia<\/i><\/span><\/p>\n<p>Dal lato degli impieghi si evidenziano i periodi delle due guerre mondiali in cui i consumi privati si sono contratti fortemente a favore dei consumi pubblici. Nella seconda guerra mondiale aumentarono anche gli investimenti mentre le esportazioni quasi si azzerarono.<\/p>\n<p>Nella storia dell\u2019Italia la quota dei consumi privati \u00e8 sempre stata prevalente, ma se nei primi anni arrivava a sfiorare l\u201980%, ora si \u00e8 ridotta al 46%.<\/p>\n<p>La quota della spesa pubblica per consumi, inizialmente pari a circa il 10%, a partire dagli inizi degli anni \u201980 si \u00e8 ampliata con valori superiori al 15%.<\/p>\n<p>Nel 1861 la quota della spesa per investimenti fissi lordi era pari al 5% del totale degli impieghi. Il periodo d\u2019oro degli investimenti \u00e8 stato quello del\u00a0<i>boom economico<\/i>\u00a0tra gli anni \u201950 e la fine degli anni \u201970 con quote superiori al 20%. Attualmente gli investimenti sono pari al 14%. Ma in questi ultimi 20 anni in Italia si \u00e8 assistito anche ad un vero e proprio tracollo degli\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.monicamontella.it\/wordpress\/?p=2608\" target=\"_blank\">investimenti netti<\/a><\/strong>\u00a0\u00a0che si riflette sull\u2019attivit\u00e0 di produzione.<\/p>\n<p>Le esportazioni sono fortemente cresciute nel corso del tempo e a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201990 sono stabilmente al di sopra del 20%, con un massimo di 23% proprio nel 2012.<\/p>\n<p>In conclusione,\u00a0la depressione che vive l&#8217;Europa \u00e8 grave sia per intensit\u00e0 che per lunghezza.\u00a0In un&#8217;Europa fortemente orientata sui servizi, si assiste a una crisi da domanda interna con segnali positivi che provengono solo dall&#8217;export verso i Paesi extraeuropei.\u00a0\u00a0Tenendo conto delle diversit\u00e0 economiche esistenti (a cui si dovr\u00e0 porre rimedio) e superando gli egoismi nazionali, si dovrebbero ripensare la politica fiscale e il mercato del lavoro per\u00a0 redistribuire le risorse ed evitare che uno solo dei Paesi europei possa crescere a danno degli altri. Contemporaneamente,\u00a0si deve proseguire con una politica di spesa pubblica efficiente mirando ad eliminare gli sprechi permettendo di recuperare risorse che\u00a0possono influenzare a livello macroeconomico la dinamica del PIL.<\/p>\n<p>Al momento\u00a0una politica super espansiva della Germania potrebbe salvare l&#8217;Europa.\u00a0Senza interventi in questa direzione, che comunque hanno tempi lunghi per essere realizzati, si rischia che possano aumentare gli squilibri tra le diverse aree facendo naufragare il progetto solidale europeo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i><strong>Note<\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: x-small; color: #000000;\"><i> <em><i>[1] Il dato non \u00e8 consolidato ed \u00e8 quindi al lordo degli scambi commerciali tra Paesi che avvengono all\u2019interno dell\u2019area Euro.<\/i><\/em><\/i><\/span><\/i><\/em><\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>pubblicato su\u00a0 Il\u00a0dibattito\u00a0sulle critiche rivolte dal Dipartimento del Tesoro degli Usa, dal FMI e dalla BCE al surplus commerciale della Germania e alle sue ricadute negative sull\u2019economia globale ma soprattutto all\u2019interno dell\u2019area Euro, suggerisce un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita del profilo macroeconomico dei principali Paesi Europei. 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