Misurare il male per combatterlo: mi adeguo; ma misuriamo anche il bene!

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L’Istat ha diffuso una nota sul cambiamento del sistema dei conti nazionali per effetto dell’adozione del Sistema dei conti nazionali (Sec),  con il passaggio ad una nuova versione delle regole di contabilità (ovvero la transizione dalla versione 1995 a quella 2010 del Sec).

La notizia ha dato molto scalpore ed è comprensibile perché all’interno della misura per la prima volta sono incluse novità importanti e gli effetti che da queste  derivano sulle principali grandezze macro economiche.

In particolare riguarda l’inserimento nei  conti nazionali delle attività illegali, che già il Sec95 aveva previsto, in ottemperanza al principio secondo il quale  le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico”. Continua a leggere

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Smart city: manca la volontà o la capacità politica per realizzarla?

Vi è un interesse diffuso per le Smart City/Community nella scena internazionale degli ultimi anni. Nel quadro europeo disegnato da Horizon 2020 le città hanno un ruolo speciale: sono concepite come una rete di ecosistemi in grado di ovviare con soluzioni concrete ai grandi problemi dell’uomo e dell’ambiente. Le città rivestono un ruolo importante anche nell’implementazione della Strategia Europa 2020 e delle sue sette iniziative faro[1]. Se consideriamo i concetti di crescita intelligente, verde e crescita inclusiva è evidente come le città siano al centro di molti processi di sviluppo. Con la Strategia di Lisbona (2000) e con la Strategia Europa 2020[2]  (2010) si amplifica sempre di più l’interesse sulla città smart. Ma come è definita la città intelligente o comunemente detta smart city? Continua a leggere

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Le conseguenze della crisi per le famiglie e le imprese

articolo pubblicato su economiaepolitica.it

In assenza di una politica fiscale comune, e privi di sovranità sulla loro politica monetaria e del cambio, gli stati europei, caratterizzati da una struttura economica eterogenea, hanno reagito in maniera differente alla crisi economica. Ciò ha finito per aumentare le differenze tra di essi creando di fatto situazioni di forti vantaggi per alcuni e di sofferenza per altri, senza nel contempo alcuna possibilità di attuare politiche redistributive. Si tratta di differenze che non solo emergono chiaramente da una analisi di come la crisi economica ha colpito i redditi di famiglie e imprese nei vari paesi, ma che rendono evidente la necessità di interventi da parte delle istituzioni europee per ridurre gli squilibri macroeconomici e realizzare un’Europa più solidale.

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